Banche&credito/ Risanamento è too big to fail. Dubbi sul patrimonio a bilancio
Il gruppo di Luigi Zunino, in sostanza, al momento sembrerebbe avere debiti pari al valore del proprio patrimonio complessivo, un po' come se il mutuo concessovi a suo tempo adesso valesse il 100% dell'ipoteca a fronte del quale è stato acceso. Se avete esperienza di banche avete già capito che la situazione è a dir poco insolita e testimonia quanto meno le ottime capacità di relazione dell'immobiliarista casalese che è riuscito evidentemente a infondere grande fiducia nei suoi finanziatori (i quali hanno già concesso una moratoria sino a gennaio 2010 su un'esposizione di circa 1,09 miliardi di euro, oltre a concedere nuovi finanziamenti, solo lo scorso anno, per altri 225 milioni complessivi).
Fiducia senza pari in un periodo come quello attuale in cui la cessione di grandi complessi immobiliari può avvenire solo a prezzi estremamente sacrificati o è destinata ad essere rinviata a tempi migliori. Situazione che sempre bilancio alla mano, in un paragrafo dal titolo Contesto operativo, il documento contabile certifica quando dice che "il mercato immobiliare italiano evidenzia segnali di ripiegamento generalizzato in tutti i comparti e interessando in prevalenza le abitazioni rispetto ai segmenti d'impresa. Indebolimento che trova conferma nell'allungamento dei tempi medi di vendita e nell'aumento degli sconti praticati sui prezzi richiesti. Fattori che si riflettono innanzitutto sulle compravendite, in sensibile calo e sui prezzi in flessione".
Fiducia che mostrano anche, naturalmente, amministratori e sindaci che in questi anni hanno avallato che i conti sono stati redatti secondo i principi contabili e civilistici (e dunque offrono una rappresentazione "veritiera e corretta" come richiede il Codice Civile degli accadimenti aziendali), oltre che il revisore PricewaterhouseCoopers e i valutatori "indipendenti" del patrimonio immobiliare (Real Estate Advisoy Group Spa e DTZ Italia Spa) che hanno stimato il valore di mercato del patrimonio di Risanamento pari a 4,1 miliardi di euro a fine 2008.
In verità nel bilancio di Risanamento c'è un elemento che pare testimoniare di una fiducia non del tutto incondizionata da parte dei creditori bancari: là dove si ricorda l'esistenza di convenants "non finanziari bensì operativi" tra i quali l'impegno di Risanamento a non costituire garanzie reali sui propri immobili, non cedere beni propri o delle controllate salvo che per il "rimborso anticipato obbligatorio integrale o parziale delle linee di credito" concesse, a non contrarre ulteriori finanziamenti, a non distribuire dividendi, a non deliberare alcuna operazione straordinaria se non col preventivo assenso di Intesa Sanpaolo.



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