Risanamento/ Sì al piano, no a fallimento
Tanto tuonò che non piovve: troppo grande per fallire (specialmente dal punto di vista dei suoi creditori, ossia tutti i maggiori gruppi italiani, Intesa Sanpaolo e UniCredit in testa), Risanamento vola in borsa (+15,7%) a seguito del diffondersi delle prime notizie relative all’omologa del piano di salvataggio del gruppo immobiliare da parte del Tribunale di Milano, che avrebbe così respinto l’istanza di fallimento avanzata dalla Procura della Repubblica. 
Luigi Zunino
Una omologazione motivata dai giudici di Milano con la “raggiunta prova in ordine all’idoneità degli accordi, nel breve periodo, a superare l’attuale stato di crisi delle società proponenti”, una formula estremamente prudente che affida alla Procura il compito di vigilare attentamente “sulla regolare attuazione degli accordi di ristrutturazione che il tribunale ritiene di dover omologare”.
Un piano, quello targato Mariconda, che aveva del resto ricevuto l’avallo anche del Banco Popolare,di Bpm e di Mps oltre che di Intesa Sanpaolo e UniCredit ma non delle banche estere (che hanno preferito defilarsi), quegli stessi istituti che negli anni hanno consentito al più “distinto” tra i “furbetti del quartierino” di vivere una parabola straordinaria.
Una parabola cominciata dai primi immobili pregiati appartenuti al finanziere milanese Gianni Varasi (il cui patrimonio venne liquidato dalla Comit di Pier Francesco Saviotti, istituto che poi sarebbe confluito in Banca Intesa mentre il banchiere siede ai vertici del Banco Popolare), passata poi per l’acquisto nel 2003 dagli agnelli di Ipi (poi girata all’altro “furbetto” Danilo Coppola), sempre grazie all’appoggio di Banca Intesa, fino ad arrivare ad uno zenit costituito dall’ingresso nel capitale di Mediobanca con una quota di poco superiore al 4% tra il 2005 e il 2006.
Nel frattempo il “novello imprenditore”, forse anche per marcare le distanze tra sé e gli altri “compagni di ventura” che in quelle estati provavano a scalare, con alterne fortune, da Bnl a Rcs, aveva iniziato a far nascere un progetto visionario, quello di Santa Giulia, la nuova mega-cittadella a Sud di Milano. Un sogno destinato, col crollo del mercato immobiliare e l’esplosione della crisi economico-finanziaria dell’ultimo anno e mezzo, a trasformarsi in un incubo di quelli dai quali ci si sveglia spogliati dei propri averi.
Luigi Zunino per salvarsi ha infatti accettato di fare “un passo indietro”, consegnando di fatto il proprio impero di mattoni e di debiti nelle mani dei suoi creditori. I quali senza fretta possono ora sperare di collocare singoli pezzi del patrimonio di Risanamento in fondi immobiliari ad hoc o cederli ai principali attori mondiali del settore se i primi segnali di ripresa dovessero trovare una conferma e consentissero di limitare al massimo le perdite per creditori e azionisti.



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