Risanamento/ Nuova boccata d’ossigeno dalle banche, per Piazza Affari sarà decisiva per evitare fallimento
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Risanamento ha poi annunciato “di aver provveduto a depositare in data odierna la memoria nella procedura pre-fallimentare pendente avanti al Tribunale di Milano la cui udienza collegiale si terrà in data 15 ottobre 2009”. Risultato: a Piazza Affari il titolo del gruppo immobiliare, da tempo in serie difficoltà a causa delle difficoltà del mercato immobiliare e dell’esplosione della crisi del credito nei mesi scorsi, guadagna 8-9 punti percentuali, oscillando attorno ai 49-50 centesimi per azione dopo una sospensione al rialzo e una riammissione a 51 centesimi per azione (+13% circa).
Gli occhi di tutti sono ora puntati sull’udienza nella quale il Tribunale di Milano dovrà esprimersi in merito alla richiesta di fallimento ribadita dalla Procura. La scommessa degli operatori è che alla fine Risanamento possa risultare “troppo grande per fallire” non tanto e non solo a causa delle ripercussioni che il fallimento avrebbe sui propri azionisti, ma principalmente per i legami che Luigi Zunino ha saputo stringere in questi anni proprio con le banche ed in particolare il suo principale creditore, Intesa Sanpaolo. Secondo alcuni, del resto, il basso profilo mantenuto nel corso di tutta la vicenda dal presidente dell’istituto, Giovanni Bazoli, sarebbe indicativo della volontà, nel caso in cui si giunga al fallimento, di accompagnare alla porta l’attuale amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera.
Passera pagherebbe così l’eccessiva intraprendenza che ha portato il banchiere ad occuparsi di dossier ad “alto rischio” come Alitalia (sulla cui effettiva capacità di rimanere in vita, tanto più nelle vesti di società indipendente, senza più poter ricorrere a nuovi aiuti di stato restano tuttora molti dubbi) e Risanamento stessa. Ma il pretesto sarebbe valido anche per chiudere la partita con la componente “torinese” che non ha mai digerito l’eccessivo potere dei “milanesi” all’interno del gruppo nato dalla fusione tra Banca Intesa e il Sanpaolo Imi, eccesso di potere culminato con la “cacciata” dell’ex direttore generale Pietro Modiano.
Bazoli, a sua volta indebolito dai problemi dell’alleato di sempre Romain Zaleski, alla presidenza della cui Carlo Tassara è stato eletto proprio Modiano, potrebbe così ristabilire l’equilibrio tra soci offrendo un “agnello sacrificale” ai torinesi. Ma l’ipotesi, proprio in quanto estrema, appare remota in un sistema come quello italiano in cui tutto avviene, specialmente in ambito finanziario, in modo ovattato e quasi sempre evitando rotture clamorose. Così gli uomini di Piazza Affari scommettono che il segnale che le banche hanno voluto dare sia direttamente rivolto al Tribunale di Milano e che i giudici non se la sentiranno di dare il via ad un movimento tellurico ai vertici del sistema creditizio nazionale in un momento ancora delicato come l’attuale.
Il che significherebbe guadagnare tempo per poi procedere con uno “spezzatino” di Risanamento a colpi di cessioni di terreni e immobili, in grado di ridurre far rientrare gradualmente i crediti concessi dagli istituti italiani, che vedrebbero così disinnescata l’ennesima “mina” nascosta tra le pieghe dei propri bilanci. Non a caso oltre al gruppo di Zunino oggi a guadagnare maggiormente terreno sono proprio Intesa Sanpaolo, il suo maggior creditore, e il Banco Popolare, già impelagato nella vicenda Italease e dunque di tutto bisognoso meno che di un’ulteriore grana da pelare.
Luca Spoldi



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