Risanamento/ Rumor: Zunino ha oleato gli uffici fidi di alcune banche...
Martedì, 6 ottobre 2009 - 18:29:00
Strana parabola quella dell'immobiliarista piemontese Luigi Zunino. Uno che forse, come ama raccontare chi lo conosce bene, un po' di classe ce l'aveva. Fatto di una pasta diversa, per capirsi, di quella dei vari Stefano Ricucci e Danilo Coppola. I furbetti del quartierino doc dell'estate del 2005.
Da cliente forte che nel 2003 compra dalla famiglia Agnelli l'immobiliare Ipi grazie all'appoggio di banca Intesa (suo principale sponsor) e nel 2004 mette le prima pietra per far nascere a Sud di Milano la mega cittadella di Santa Giulia, a incubo popolato di debiti e perdite. Estromesso dal suo ex impero del mattone Risanamento dalle sue stesse banche creditrici. Ora a un passo dal fallimento se il Tribunale di Milano sposerà la tesi dei Pm Pedio e Pellicano.
E dire che con una partecipazione superiore al 4% nel capitale di Mediobanca, l'immobiliarista piemontese aveva anche messo un piede, tra il 2005 e il 2006, nel consiglio di sorveglianza dell'istituto che fu di Enrico Cuccia. Un biglietto da visita non da poco. Di quelli che, nei salotti della finanza italiana, ti spalancano le porte (del credito).
Ora, in ambienti politici milanesi, circola la voce che, nel costruire la sua fortuna, l'immobiliarista piemontese abbia oleato certi ingranaggi poco scorrevoli degli uffici fidi di alcune banche italiane. Il plotone degli istituti di credito che, ora, partecipano al salvataggio Risanamento targato Mariconda (Intesa, Banco Popolare, Unicredit, Bpm e Mps) è composto dagli stessi che, nel corso degli anni, hanno sostenuto la crescita di Zunino. A pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca. Che vogliano evitare di far crollare il colosso con i piedi d'argilla (3 miliardi di debiti) dal cui fallimento potrebbero emergere delle scomode verità? Difficile dirlo, almeno fino a che e se i giudici non decreteranno il fallimento. Certo è che con i prezzi delle case che si stanno sgonfiando, mettere mano a tutto il portafoglio immobiliare Zunino sarebbe più che una svendita.
Da cliente forte che nel 2003 compra dalla famiglia Agnelli l'immobiliare Ipi grazie all'appoggio di banca Intesa (suo principale sponsor) e nel 2004 mette le prima pietra per far nascere a Sud di Milano la mega cittadella di Santa Giulia, a incubo popolato di debiti e perdite. Estromesso dal suo ex impero del mattone Risanamento dalle sue stesse banche creditrici. Ora a un passo dal fallimento se il Tribunale di Milano sposerà la tesi dei Pm Pedio e Pellicano.
E dire che con una partecipazione superiore al 4% nel capitale di Mediobanca, l'immobiliarista piemontese aveva anche messo un piede, tra il 2005 e il 2006, nel consiglio di sorveglianza dell'istituto che fu di Enrico Cuccia. Un biglietto da visita non da poco. Di quelli che, nei salotti della finanza italiana, ti spalancano le porte (del credito).
Ora, in ambienti politici milanesi, circola la voce che, nel costruire la sua fortuna, l'immobiliarista piemontese abbia oleato certi ingranaggi poco scorrevoli degli uffici fidi di alcune banche italiane. Il plotone degli istituti di credito che, ora, partecipano al salvataggio Risanamento targato Mariconda (Intesa, Banco Popolare, Unicredit, Bpm e Mps) è composto dagli stessi che, nel corso degli anni, hanno sostenuto la crescita di Zunino. A pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca. Che vogliano evitare di far crollare il colosso con i piedi d'argilla (3 miliardi di debiti) dal cui fallimento potrebbero emergere delle scomode verità? Difficile dirlo, almeno fino a che e se i giudici non decreteranno il fallimento. Certo è che con i prezzi delle case che si stanno sgonfiando, mettere mano a tutto il portafoglio immobiliare Zunino sarebbe più che una svendita.



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