Crisi/ Fmi: frena la crescita italiana

Martedì, 25 gennaio 2011 - 15:50:00

NAPOLITANO, IN ITALIA CRESCITA LENTA BISOGNA FORZARLA - "E' un imperativo forzare la crescita della nostra economia e andare oltre" le previsioni indicate dal bollettino della Banca d'Italia che individuano la crescita italiana dell'1% nel 2011 e nel 2012. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la consegna dei premi 'Leonardo'. Secondo il capo dello Stato le previsioni di crescita indicate dalla Banca d'Italia per la nostra economia "sono troppo inferiori alle nostre ambizioni".

BOOM DI RICHIESTE PER PRIMA EMISSIONE EFSF - Boom di richieste per la prima emissione di bond da parte del Fondo europeo per la stabilita' finanziaria (EFSF). Secondo indiscrezioni le richieste pervenute ammonterebbero a circa 43 miliardi di euro. Il bond avra' un ammontare tra 3 e 5 miliardi di euro e l'importo e' finalizzato al programma di aiuti all'Irlanda.

Il Pil italiano crescera' dell'1% nel 2011 e dell'1,3% nel 2012. La stima e' contenuta nell'aggiornamento al Rapporto economico mondiale del Fondo monetario internazionale. Il dato dell'anno prossimo resta invariato rispetto alle previsioni pubblicate a ottobre, mentre quello del 2012 subisce una revisione al ribasso dello 0,1%. L'andamento dell'economia quarto trimestre su quarto trimestre e' fissato all'1,2% per il 2011 e all'1,4% per il 2012.

Quanto al resto del mondo il  Fmi rivede al rialzo le stime sulla crescita globale che nel 2010 si attestera' a un +5% rispetto alla precedente stima del 4,8%. Tuttavia i rischi di rallentamento rimangono elevati affermano gli esperti, sottolineando che la ripresa continua a due velocita'. Nelle economie avanzate si notano nuovi segnali di
rallentamento anche se l'attivita' economica rimane sostenuta e la disoccupazione elevata.    Dall'altro lato, nelle economie emergenti la ripresa si e' ulteriormente rafforzata. Per il 2011 il Fmi prevede una crescita globale al 4,4% rispetto al 4,2% indicato nelle previsioni di ottobre.

RIPRESA RESTA INCERTA, PIL MONDO +4,4% 2011 +4,5% 2012 - Nel dettaglio la crescita globale si attestera' al 4,4% nel 2011 e al 4,5% nel 2012, in leggera decelerazione rispetto al 5% del 2010. Rispetto alle previsioni di ottobre l'Fmi ha rivisto al rialzo dello 0,2% le stime per l'anno prossimo mentre ha lasciato invariate quelle per il 2012. Piu' in generale la ripresa continua "a due velocita'" con le economie emergenti a fare da traino. Nelle economie avanzate, dove il Pil salira' del 2,5% in entrambi gli anni di riferimento (+0,3% e -0,1% rispettivamente rispetto alle stime autunnali), "l'attivita' economica ha rallentato meno delle attese, ma la crescita' rimane moderata, la disoccupazione e' ancora alta e gli stress registrati nella periferia dell'area euro contribuiscono a mantenere alcuni rischi verso il basso". A mettere a segno la performance migliore sara' l'economia statunitense destinata, secondo il Fondo, a crescere del 3% (+0,7%) nel 2011 e del 2,7% (-0,3%) nel 2012. Il Pil dell'area euro aumentera' invece dell'1,5% (dato invariato) l'anno prossimo e dell'1,7% (-0,1%) il successivo. Il ruolo di locomotiva spetta alla Germania la cui economia e' prevista salire rispettivamente del 2,2% (+0,2%) e del 2% (dato invariato) nei due anni. Per l'Italia la crescita viene confermata all'1% nel 2011 e rivista al ribasso dello 0,1% all'1,3% nel 2012. In Europa bene anche la Gran Bretagna, che si vede confermare le previsioni di ottobre, pari al 2% per il 2011 e al 2,3% per il 2012. Un po' piu' lenta la Francia la cui crescita viene confermata rispettivamente all'1,6% e all'1,8% nei due anni. A farla da padroni saranno comunque ancora i Paesi emergenti. Nel complesso la loro crescita risultera' pari al 6,5% sia nel 2011 (+0,1%) che nel 2012 (dato invariato). Confermati i dati per la Cina (+9,6% e +9,5%) e l'India (+8,4% e +8%). La Russia crescera' del 4,5% (+0,2%) l'anno prossimo e del 4,4% (dato invariato) il successivo. Insomma, per il momento il quadro risulta sostanzialmente stabile. "E tuttavia", avverte il Fondo, "persistono tasche di vulnerabilita'". Il rapporto elenca almeno cinque elementi di rischio: le tensioni che si registrano in alcuni Paesi della zona euro, lo scarso progresso segnato dal risanamento dei conti pubblici, la prolungata debolezza del mercato immobiliare statunitense, gli alti prezzi delle materie prime con il petrolio previsto in media a 90 dollari a barile nel 2011, il surriscaldamento dei prezzi in alcune nazioni emergenti. Per questo il Fondo invita le autorita' a proseguire nella loro azione tesa a rimettere in ordine i conti e a riparare i danni subiti dal sistema finanziario. Un processo che, nei paesi avanzati, dovra' essere accompagnato anche dalle banche centrali chiamate a mantenere la loro politica monetaria "accomodante", almeno "fino a quando le aspettative di inflazione restano ancorate e la disoccupazione rimane alta". Al contrario, nelle economie emergenti, alle prese con alcune tensioni inflazionistiche, e' probabilmente giunto il momento per una stretta.

SERVONO PIANI DI RISANAMENTO DEL DEBITO - Per quanto riguarda le ricette anticrisi, l'Fmi chiede ai paesi con elevati livelli di debito, dentro e fuori l'area euro, di compiere progressi con piani di risanamento dei conti di medio termine ambiziosi e credibili. I rischi sul debito sovrano nell'area euro, sottolinea il Fondo, si sono ampliati ad altri paesi. "Gli spread dei titoli di stato in alcuni casi hanno raggiunto massimi decisamente al di sopra dei livelli visti durante la crisi dello scorso maggio. Le pressioni sull'Irlanda sono risultate particolarmente severe, e hanno portato al piano Ue-Bce-Fmi. I legami fra i rendimenti medi dei titoli di Grecia e Irlanda con quelli del Portogallo restano elevati, ma le correlazioni sono aumentate fortemente negli ultimi mesi con i rendimenti spagnoli e, in misura minore, con quelli dell'Italia, con l'intensificarsi delle pressioni sugli spread". Sono inoltre necessari ulteriori rigorosi e credibili stress test sulle banche europee, seguiti da piani di ricapitalizzazione e ristrutturazione per gli istituti che lo necessitano.

AUMENTARE DIMENSIONI E SCOPI FONDO SALVA-STATI UE - I Paesi dell'Eurozona devono aumentare "la dimensione effettiva" del Fondo salva-Stati cui dovrebbe essere affidato "un mandato piu' flessibile". Il Fondo invita i Paesi di Eurolandia a rafforzare anche i propri "meccanismi decisionali". Inoltre, per "ridurre l'incertezza e aiutare la ricostituzione della fiducia sui mercati", dicono i tecnici di Washington, la Bce dovra' "continuare a fornire liquidita' alle banche che ne hanno bisogno e conservare il proprio programma di acquisto titoli sul mercato". E un aiuto potra' arrivare da "ulteriori e credibili stress test sulle banche", accompagnati da "piani di ricapitalizzazione e ristrutturazione degli istituti sottocapitalizzati ancora vitali e di chiusura di quelli che non ce la possono fare". Piu' in generale, il Rapporto sottolinea che la stabilita' finanziaria globale e' "ancora a rischio" a "quasi quattro anni dall'inizio della piu' grande crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione". Secondo il Fondo, "la ripulitura dei bilanci delle banche e' incompleta e procede lentamente", mentre l'effetto leva "e' ancora alto". Per questo " continua a essere cruciale affrettarsi nella realizzazione dell'agenda di riforma della regolamentazione. Senza ulteriori progressi in questo campo", conclude l'Fmi, "la stabilita' finanziaria globale e una crescita sostenibile rimangono inafferrabili".

RISCHI PER LA STABILITà FINANZIARIA - Le condizioni finanziarie resteranno stabili o miglioreranno nel 2011, ma la stabilità finanziaria globale resta a rischio, con l'interazione fra i rischi del debiti sovrani e del settore bancario che si sono intensificati. La politica deve assicurare la ristrutturazione dei bilanci delle banche e degli stati, e continuare la riforma del mercato. Secondo le stime dell'Fim, il deficit federale americano si attesterà nel 2011 al 10,75% del pil, più del doppio di quello dell'area euro. Il debito supererà il 110% del pil nel 2016. "L'assenza di un piano credibile e di medio termine" da parte degli Stati Uniti per risanare le finanze pubbliche, spiega il Fondo, potrebbe tradursi "in un aumento dei tassi di interesse, che potrebbe avere effetti negativi sui mercati finanziari e sull'economia globale".

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