Rinnovabili/ La burocrazia non frena il fotovoltaico italiano
Queste sono solo alcune delle cifre che sono racchiuse nel primo rapporto "Solar Energy Report”, preparato dal dipartimento di Energia del politecnico di Milano che si occupa specificatamente di rinnovabili. L’Energy & Strategy Group che è composto da docenti e ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e si avvale della collaborazione di altri Dipartimenti del Politecnico di Milano, in particolare del Dipartimento di Energia, ha infatti come obiettivo quello di censire gli operatori e le iniziative imprenditoriali nel settore delle energie rinnovabili in Italia, analizzando e interpretando strategie di business, scelte tecnologiche e dinamiche competitive.
In questa ottica il gruppo di ricercatori dell’Università di Milano ha con questo primo report sulla situazione del fotovoltaico in Italia analizzare, grazie al contributo di molti importanti player del settore, censendo oltre 800 operatori attivi sul mercato italiano e con la realizzazione di oltre 100 casi studi e 130 interviste a manager ed esperti del settore, quello che è lo state dell’arte del solare nel nostro paese e quali possono essere le sue prospettive future.
Da questa analisi sono venuti fuori risultati che potremo definire in chiaroscuro, perché se è vero che il giro d’affari cresce e il business continua ad interessare molti investitori esteri, attirati dai generosi incentivi ma anche dalle condizioni climatiche assolutamente favorevoli, esistono molti intoppi che rischiano di rendere l’affare molto meno appetibile.
In primo luogo esiste infatti il problema dell’iter autorizzativo, considerando che in alcune regioni occorrono dai 25 ai 40 procedimenti documentali per avere una autorizzazione a realizzare un impianto, con una tempistica per poter connettersi alla rete che si aggira sui 9-12 mesi, contro i 30-40 giorni che servono in Spagna e Germania.
Il secondo punto oscuro evidenziato dal report è che gli incentivi potrebbero finire prima del previsto lasciando la filiera produttiva in mano ai grandi operatori stranieri, che al momento stanno colonizzando il nostro paese (dei circa 450 milioni € di margine operativo lordo generato dal settore solo 180 sono stati appannaggio di imprese italiane).
La crisi finanziaria globale poi sta determinando un ritardo nel raggiungimento di quegli obiettivi fissati dal Conto energia a 1200 Mw installati che dovrebbero essere raggiunti nel 2010, considerando che nel 2008 si sono superati i 300 Mw installati, con un considerevole aumento rispetto ai 120 circa del 2007, ma ancora molto lontani dai 5.000 della Germania o dai 3.300 della Spagna o dai 2.200 del Giappone e dai 1.300 circa degli Usa. Nel 2008 il primo paese al mondo per installazioni è stata la Spagna con oltre 2.000 Mw seguita dalla Germania con 1.350.
Nel mondo la potenza installata supera i 14.000 Mw, di cui ben 9.000 si trovano in Europa. Il problema però del fotovoltaico, come fa notare il report, continua ad essere l’alto costo di produzione, che continua ad essere molto superiore alle altre fonti di energia rinnovabile, se si pensa che mentre per un Kwh di solare si pagano ancora circa 40 cent per uno di idroelettrico 20 e per uno di eolico circa 13 cent.
Ma la ricerca sembra che possa fare passi da gigante se qualcuno ipotizza che per il 2015 il costo a Watt possa scendere dagli attuali 3 dollari circa a 0,5 o addirittura 0,2 cent.
La regione più “virtuosa” si conferma la Lombardia tallonata dalla Puglia, che però è la prima regione in assoluta per la taglia degli impianti con più di 10.000 impianti di potenza superiore ai 100Kw ( il 41% del totale). La Puglia è l’unica regione del sud ad occupare le prime posizioni, dominate da regioni del centro nord. Non a caso la regione pugliese è l’unica che ha eliminato la Via ( valutazione di impatto ambientale) lasciando al semplice Dia (denuncia inizio attività) per gli impianti sotto il Mw di potenza. Nel 2008, infine, la taglia media degli impianti si è attestata ai 4,84 Kw, un 10% in meno rispetto al 2007.
Vincenzo Caccioppoli



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