Crisi/ Sapelli: "Media responsabili. Hanno pompato la crescita di Cindia"
![]() Giulio Sapelli |
Prosegue il dibattito su Affaritaliani.it sul ruolo dei media nell'alimentare le aspettative negative degli operatori economici che contribuiscono a peggiorare la crisi.
Dopo Fiorella Kostoris Padoa Schioppa (vedi box), Affari ha intervistato l'economista Giulio Sapelli, secondo cui "i giornali hanno avuto una grossa responsabilità nello scoppio della recessione, pompando, in maniera sensazionalistica, la crescita di Paesi emergenti come Brasile, Russia, India e Cina. Incapaci, invece, di assorbire l'elevata produzione dell'Occidente alimentata dal capitalismo finanziario di Wall Street". Una sorta di effetto Rosenthal, che ha nascosto la reale inadeguatezza dei mercati.
ECCO L'INTERVISTA
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La crisi, presa inizialmente un poco sottogamba da autorità e media, sembra ogni giorno peggiore. Siamo davvero di fronte ad un’accelerazione o i media tendono ad esagerare, finendo col contribuire all’avveramento delle stesse previsioni per il clima di sfiducia che finiscono col generare?
"La crisi sta peggiorando, perché il mondo, a differenza di quanto è accaduto nel '29, si è fermato tutto insieme. Le economie rallentano contemporaneamente, facendo crollare gli ordini alle imprese. Certo, i media usano, come hanno sempre fatto toni sensazionalistici, ma le loro colpe vanno ricercate non ora, ma prima dello scoppio della crisi. Quando hanno pompato la crescita dei Paesi emergenti come Brasile, Russia, India e Cina. Mentre alcuni dati statistici, come quelli provenienti da Pechino, erano falsi".
Può spiegare?
"Strillando le elevate performance di crescita di Cindia (sigla che sta per Cina e India, ndr), i giornali hanno fatto credere agli operatori economici che i mercati sarebbero stati in grado di assorbire l'elevata capacità produttiva delle imprese. Capacità che l'eccessiva finanziarizzazione dell'economia, tramite la crescita degli investimenti, aveva precedentemente alimentato".
Così, ad esempio, si è creato l'enorme invenduto nel settore auto, alimentato, appunto, dal credito al consumo..
"Esatto. I media, poi, hanno dovuto prendere atto della crisi dopo che la situazione ha cominciato a peggiorare".
E cioè?
"Non hanno saputo prevedere quello che stava succedendo mentre le Borse crollavano, perché i giornalisti economici davvero competenti sono molto pochi. La maggioranza cerca solo lo scoop sensazionalistico ed è incapace di fare delle analisi. Invece, dovrebbero avere come esempio Martin Wolf, autorevole firma del Financial Times, le cui riflessioni potrebbero essere pubblicate sui paper dell'università di Cambridge".



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