La recessione? Una bufala emotiva epocale
Di Pasquale Della Torca
L'Opecna, agenzia di stampa ufficiale dell'Opec comunica che il prezzo del petrolio è a 56,80 dollari al barile, pari a 45,49 Euro. Dunque, in questa baraonda, il petrolio continua la sua discesa piuttosto continua facendosi beffe delle opinioni espresse nei mesi scorsi da fior di operatori, manager dell’energia e banchieri d’affari. Nel frattempo anche le commodities scendono verso l’asse delle ascisse: grano, farina, zucchero e tutto il resto. Le quotazioni dei titoli azionari hanno toccato anch’essi quasi il pavimento scontando improbabili catastrofi e crisi devastanti.
Tutto questo movimento corale al ribasso va osservato più in particolare. Per il petrolio e le materie prime assistiamo a un ridimensionamento che conferma l’unica ipotesi valida più volte espressa: quei mercati erano “gonfiati” mediante l’effetto traino creato ad arte da quelli che venivano riconosciuti come opinion leader sui mercati finanziari. In sostanza il petrolio è stato tirato su dalla continua rincorsa di previsioni al rialzo fatte da alcuni di questi opinion leader. Così anche per le materie prime. L’effetto traino ha tratto carburante dalla massa di trader e investitori al minuto che si sono accodati al rialzo. Questo movimento era necessario al livello dei grossi operatori del mercato – investitori professionali, banche d’affari, hedge fund - per aprire un nuovo mercato dove investire in alternativa al mercato azionario tradizionale che mostrava quotazioni non in grado di assicurare ritorni sostanziosi. I primi scricchiolii e le cadute a tempo delle borse nell’ultimo anno sono servite per spostare ingenti quantità di cash per carburare il mercato delle commodities. Diversificazione, insomma, possibile in maniera così virulenta perché i mercati finanziari si sono talmente aperti da offrire la possibilità anche a operatori marginali di entrarvi tramite piattaforme di trading sparse in ogni salotto di casa.
Questi operatori al minuto, casalinghi, sono un elemento destabilizzante per i mercati da almeno dieci anni. Essi hanno portato un’erraticità tale da scompensare totalmente il seppur minimo ordine vigente nei mercati finanziari. Di questa erraticità ne abbiamo un esempio eclatante in queste ultime settimane nel quale abbiamo assistito a quella che chiamai “asizzazione” dei mercati finanziari; in sostanza cadute degli indici borsistici nell’ordine del 6 e più per cento sono sempre stato appannaggio delle economie cosiddette emergenti. Effettivamente dal crash del 1929 le borse occidentali hanno mostrato in pochissimi casi cadute così rovinose, dovute quasi sempre a cause esogene ai mercati finanziari. Ma la particolarità è che quando cadute pesanti ci sono state non hanno mai avuto la continuità che è la caratteristica alla quale assistiamo oggi.
Il motivo della caduta prolungata degli indici è dovuta a una serie di fattori tra i quali assume valore la comunicazione e il suo linguaggio. Il media che genera il frastuono e che urla la notizia fragorosamente. Ed infatti la banalità dell’informazione sulla crisi finanziaria è la costante di questo evento. L’organo di trasmissione tra la generazione della crisi e il panico è stato la comunicazione che ha colpito prevalentemente i piccoli risparmiatori e gli investitori marginali non professionali.
Ma l’analisi dovrebbe essere più approfondita e andare ad enucleare il modo di operare sui mercati dei derivati ai quali vanno attribuite grosse colpe per il pompaggio delle quotazioni di greggio e materie prime e per i crash azionari. Peraltro le autorità di controllo sono state costrette ad intervenire vietando la vendita allo scoperto di titoli azionali; ovvero il divieto di vendere titoli che non si posseggono. Ma sono rimasti scoperti i futures dove si concentra il massimo dell’effetto speculativo soprattutto sui mercati delle materie prime dove questi contratti a scadenza mai si estinguono mediante la consegna materiale del sottostante.



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