Euro-crisi/ S&P minaccia di tagliare il rating del Belgio. Trichet: rafforzare il fondo salva-Stati

Mercoledì, 15 dicembre 2010 - 08:23:00

Euro

Il governo incassa una doppia fiducia da Senato (come scontato) e Camera (sia pure con uno scarto minimo, tanto che tra i commentatori cresce il numero di chi scommette su elezioni anticipate in primavera), ma né gli indici del mercato azionario di Milano né i Btp sembrano mostrare alcuna attenzione alla novità politica, con investitori e analisti attenti piuttosto a tenere d'occhio le novità di politica monetaria in arrivo da Stati Uniti (dove al termine del Fomc la Federal Reserve potrebbe far sapere quanti T-bond intende riacquistare in gennaio) e da Bruxelles.

Nel vecchio continente continua infatti lo scontro in atto tra chi, come Francia e Germania, preme per non rinviare oltre una exit strategy che gradualmente riassorba le misure straordinarie varate in questi mesi e destinate a restare in piedi ancora almeno per i primi tre mesi del 2010 e chi, come i paesi "periferici" e lo stesso Jean-Claude Trichet predica invece prudenza e chiede sostanzialmente di proseguire con i riacquisti di titoli di stato di emittenti pericolanti come Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia o Belgio (posto che un rialzo dei tassi ufficiali tanto in Europa quanto negli Stati Uniti resta al momento improponibile).

Un equilibrio alquanto precario che la decisione di Standard & Poor's di confermare il rating di "AA+/AA-" del Belgio, tagliando tuttavia l'outlook sullo stesso a "negativo" con l'esplicita previsione di un possibile ribasso nei prossimi sei mesi "di un notch se concludessimo che la mancanza di consenso si tradurrà nell'incapacità del governo di stabilizzare l'andamento del debito e di portare avanti le riforme" rischia di far precipitare, mettendo a nudo tutti i rischi che lo scenario attuale comporta.

Come da qualche tempo notano analisti e operatori, infatti, sul mercato obbligazionario europeo si sta assistendo a una vera e propria "mutazione genetica" tra gli emittenti sovrani, con banche e investitori che progressivamente si alleggeriscono dei titoli dei "PIIGS", percepiti come a rischio default, e la Bce che prosegue nei suoi acquisti (che ormai hanno raggiunto quasi i 2 miliardi di euro a settimana, come la settimana scorsa), indebolendo progressivamente la qualità del suo attivo patrimoniale.

Così non stupisce che lo stesso Trichet abbia iniziato a spronare i paesi membri di Eurolandia affinchè forniscano nuovi mezzi per il fondo salva-stati, eventualmente procedendo ad una vera e propria ricapitalizzazione dell'istituto centrale europeo, ciascuno in base alle proprie quote. Un modo per richiamare tutti all'ordine che però difficilmente potrà piacere alla Merkel o a Sarkozy, già ostili ad ogni ipotesi di emissione di "eurobond" targati Bce, in quanto si rischierebbe di deresponsabilizzare ulteriormente i paesi "colpevoli" di aver infranto ripetutamente le regole di Eurolandia.

E infatti Trichet per cercare di smussare gli spigoli di Francia e Germania parla anche della necessità di imporre sanzioni più severe, "quasi in automatico" per chi viola le regole comuni, arrivando nel caso a limitare il potere di voto dei paesi "renitenti". Lo scontro tra chi pensa che sia ora che ciascuno paghi il conto e chi è propenso a chiedere ulteriori dilazioni sembra così entrare nelle sue battute finali, con la Germania che pare intenzionata a sfruttare la posizione di forza derivante dal miglior stato di salute della propria economia, sostenuta da esportazioni in crescita verso i paesi "marginali" d'Europa oltre che verso Asia e Stati Uniti. Anche a costo di affondare, forse, un paese tradizionalmente "amico" come il Belgio.

Luca Spoldi

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