Ripresa/ Con la manovrina Tremonti
fa il militante della Fiom

Martedì, 30 giugno 2009 - 12:26:00


QUELLO CHE MANCA NELLA MANOVRA: IL SOSTEGNO AL CONSUMO

Ci si attendeva un ampliamento delle misure a sostegno del reddito dei soggetti più poveri, con maggior propensione al consumo. Stando agli annunci del governo, questo intervento dovrebbe essere realizzato con successivi atti amministrativi volti a estendere i requisiti per accedere alla social card. Ciò potrebbe aiutare a superare uno dei due limiti che hanno significativamente ridotto l’efficacia dello strumento: l’eccessiva categorialità (dovuta ai requisiti di età - superiore ai 65 e inferiore ai 3 anni) che ha comportato l’esclusione di molte famiglie numerose e cioè dei soggetti più esposti al rischio di povertà, assoluta e relativa.

Non viene invece minimamente scalfito l’altro limite dello strumento: la scarsità delle risorse impegnate. L’ampliamento annunciato avverrà infatti solo in relazione alle risorse già stanziate in passato, ma che non sono ancora state erogate, proprio perché i requisiti definiti si sono rivelati troppo stringenti.

Ci si attendeva anche l’individuazione di qualche misura di sostegno a favore dei lavoratori dipendenti o parasubordinati, che non hanno diritto a nessun tipo di ammortizzatore sociale in caso di sospensione o cessazione del lavoro. La Banca d’Italia stima che si tratti di circa 1.600.000 lavoratori, e ci ricorda inoltre che, nelle famiglie in cui sono presenti solo lavoratori “atipici”, l’incidenza della povertà è stimata al 47 per cento. Queste considerazioni aiutano a capire l’importanza e l’urgenza dell’intervento di sostegno di cui invece non si ha traccia. Si è preferito pensare ad altre misure sul fronte degli ammortizzatori sociali già esistenti, senza però attivare, neppure in questo caso, nuove risorse: sembra infatti che le misure decise siano integralmente finanziate con l’utilizzo di quelle assegnate il 6 marzo 2009 dal Cipe al Fondo sociale per l’occupazione e formazione, a sua volta finanziato con il dirottamento, deciso dal primo decreto anticrisi, di Fondi per le aree sottoutilizzate (Fas): somme quindi sottratte al finanziamento di opere pubbliche.

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