Produzione industriale/ Il commento: quante banalità

Mercoledì, 14 gennaio 2009 - 17:19:00
Caro Direttore,

sono francamente un po' stupito ma tanto seccato nel dover sentire o, come nel caso di specie, leggere su Affaritaliani l'intervistina a Roberto Perotti infarcita di ovvie banalità. E' veramente stucchevole leggere che si auspica ancora l'intervento tramite politiche fiscali espansive come rimedio principe alla crisi.

In sostanza quando si dice "Bisogna fare una politica fiscale espansiva anche se si rischia poi di ritrovarsi con deficit e debito molto alti e tassi di interesse alle stelle. Insomma, i governi devo stare molto attenti e soprattutto devono agire con prudenza perché espandere il disavanzo statale è pericoloso ma anche non fare niente lo è." non si è detto un bel nulla.

L'Italia "vaso di coccio" tra quelli di ferro deve stare attenta al suo iperdeficit e la "leva fiscale" dovendo essere per forza di cose blanda risulterebbe inefficace, fortemente inefficace da sola. C'è invece bisogno di un forte cambiamento nelle politiche industriali. E' ora il momento di forzare al cambiamento liberalizzando la creazione di impresa da una lato e premiando quelle che si destrutturano e de-formalizzano dall'altro.

Il sistema delle imprese in Italia è simile alla P.A., cioè fortemente burocratizzato e poco flessibile. Finora si è rimasti ancorati e incantati solo dalla flessibilità del lavoro perché così faceva e fa comodo a Confindustria e perché è più facile colpire l'anello debole del sistema economico, salvo poi  invocare la gente a consumare (sic!). La verità è che le imprese fino a quando non si flessibilizzano nella globalità delle funzioni non si muoveranno di un passo e rimarranno infognate nella crisi.

Così non riesco a capire come gli economisti non denuncino il fatto che in Italia è difficile creare e fare impresa a partire dal livello burocratico. Non si può, pertanto, ammantare di poteri salvifici solo il sistema della politiche fiscali che rimane uno dei fattori sui quali intervenire ma non il principale, e nemmeno il fondamentale.

Cordiali saluti,
Pasquale Della Torca
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