Recessione/ Usa, la crisi porta in dote 2,5 mln di poveri in più
La crisi continua a far sentire il proprio peso sulla società americana. Come previsto da numerosi analisti, i sintomi “sociali” della peggiore recessione dagli anni 30 si stanno acutizzando, nonostante i dati macroeconomici lascino ipotizzare un imminente ritorno alla crescita. La povertà è salita infatti negli Stati Uniti al più alto livello degli ultimi 11 anni nel 2008, crescendo al 13,2%, rispetto al 12,5% dell’anno precedente. 
Complessivamente, i cittadini americani che versano in condizioni di indigenza sono 39,8 milioni (in crescita di 2,6 milioni). A riferirlo è stato, il Census Bureau in un rapporto nel quale si sottolinea come a risentire della crisi siano state tutte le fasce di reddito. Quest’ultimo, per i proprietari di immobili è calato in media del 3,6% a 50.303 dollari all’anno, “bruciando” così gli aumenti registrati negli ultimi tre anni. Considerando tutta la popolazione, invece, il dato è in calo del 3,1% a 26.964 dollari.
La cifre, oltre a costituire un allarme sociale per gli Usa, sono preoccupanti anche in funzione del tentativo del governo guidato da Barack Obama di portare l’economia fuori sulla strada del recupero. Non saranno infatti i consumi a poter guidare la ripresa, se rimarranno queste le condizioni degli americani. "Il calo dei redditi che stiamo verificando avrà certamente delle notevoli conseguenze sulla capacità di spesa dei cittadini - ha spiegato Heather Boushey, economista del Center for American Progress, istituto legato al presidente americano - e costituirà un problema anche per le difficoltà di accesso al credito".
Il tasso di disoccupazione, inoltre, è previsto in crescita fino al 2012, il che metterà maggiore pressione sull’amministrazione Obama affinché prenda in considerazione l’ipotesi di introdurre un secondo piano di stimoli fiscali.



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