Portafoglio/ Puntare sui titoli tecnologici per sfruttare l’avvicinarsi della stagione natalizia
Che si tratti di diffondere video a pagamento attraverso la piattaforma Blacklot (sviluppata da Ooyala), o di social network come Facebook o Twitter, dello sviluppo di corsi e riunioni online come fa inXpo o di outlet virtuali come l’italiana Yoox (che nelle scorse settimane ha depositato la richiesta di collocamento in borsa a Milano), il tema comune che pare attirare gli investitori è la possibilità di fare soldi sfruttando internet.
Sembra una banalità, ma dopo le speranze della “new economy” di fine millennio, rapidamente appassite all’inizio di questo decennio (anche a causa della crisi seguita all’attentato alle Torri Gemelle), sarebbe invece la dimostrazione che anche il web è “diventato grande” e può dare soddisfazioni non solo morali agli imprenditori del settore e agli investitori che hanno saputo sostenerli. Del resto lo stesso numero uno di Google, Eric Schmidt, ha dichiarato proprio in questi giorni che ormai vi sono “molti segnali” che la ripresa è in corso, tanto che il celebre motore di ricerca tornerà a fare acquisizioni “sia piccole sia grandi” non appena se ne presenterà l’occasione e per intanto ha già deciso di tornare ad assumere.
L’unica avvertenza per un investitore che non sia un milionario dotato di ottime relazioni e un gran fiuto per gli affari, è tuttavia quella di affidarsi in questo caso a degli specialisti e quindi di non provare a investire direttamente in start-up o in fondi di private equity o venture capital che le finanziano, quanto nei fondi comuni e nelle gestioni (o negli ETF se avete tempo per seguirne l’evoluzione) specializzati sul comparto high-tech, spesso a loro volta tra gli investitori a monte dei primi.
Per un investitore italiano, in particolare, è possibile puntare su ETF quotati al listino di Milano comeil Db X-Trackers Lpx Mm Private Equity, l’Ishares S&P Listed Private Equity, il Lyxor Etf Privex (A) o il Powershares Global Listed Private Equity. Tutti prodotti che riproducono indici composti dai titoli delle principali società mondiali di private equity come Blackstone, 3i, Eurazeo, Candover o KKR, solo per citare alcuni dei nomi più noti. O come il Db X-Trackers Dj Stoxx 600 Technolog Etf o il Lyxor Etf Dj Stoxx 600 Technology, che riproduce il paniere DJ Stoxx 600 Technology, dove compaiono nomi di aziende come Nokia, Sap, Ericsson, Asml, Stm, Cap Gemini, Alcatel Lucent.
Uno dei vantaggi degli ETF è il loro modesto costo (le commissioni annue oscillano dallo 0,3% allo 0,7%), oltre alla immediata liquidabilità e alla fedeltà con cui riproducono l’indice di riferimento prescelto. Per contro essi non consentono ovviamente alcun margine di discrezionalità al gestore e dunque non sfruttano eventuali capacità di stock picking. Per chi apprezzasse una gestione attiva meglio dunque rivolgersi a qualche fondo comune, come l’Eurizon Azioni Tecnologie Avanzate o quella ventina di fondi esteri specializzati nel settore high-tech che case come Eurizon stessa, Fortis, ING, JP Morgan, Fidelity, Sella o Ubs propongono da tempo anche sul mercato italiano.
Luca Spoldi



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