Portafoglio/Mercati in lettera dopo lo stress test “all’acqua di rose”. State su Intesa Sanpaolo e Credem
Lo stress test bancario europeo i cui risultati sono stati diffusi venerdì a mercati chiusi (alle 18.00 ora italiana) e che ha visto solo 8 banche finire dietro la lavagna su 92 istituti partecipanti alla simulazione non ha convinto i listini europei, che così tornano a perdere quota in scia ai titoli del comparto finanziario, col paniere Eurostoxx50 che cede un punto percentuale trascinato al ribasso da titoli come Axa, Bnp Paribas, Credit Agricole, Deutsche Bank, ING Groep, Intesa Sanpaolo e UniCredit, tutti tra i 2 e i 3 punti di perdita.
A Piazza Affari il rosso è inizialmente anche più ampio, con gli indici principali che solo a metà mattinata si sono allineati alle principali piazze europee dimezzando un calo che nelle battute iniziali della giornata appariva superiore al 2%, complice il venir meno dell’attesa per l’approvazione della manovra correttiva, manovra che a sua volta non è apparsa in grado di convincere gli investitori, che vorrebbero vedere misure in grado di rilanciare una crescita economica che nel Belpaese si mantiene da una quindicina d’anni a livelli prossimi a zero, accrescendo costantemente la distanza dell’Italia da paesi come Inghilterra, Francia o Germania.
Un’analisi di Lex Column, la celebre rubrica del Financial Times, aveva del resto messo in chiaro tutti i limiti di una simulazione come quella voluta dall’European Banking Authority (Eba) che escludeva l’ipotesi che invece preoccupa i mercati, ossia un’eventuale default di Atene, e che pur promuovendo ufficialmente la gran parte delle banche del Vecchio Continente non poteve non far notare come accanto agli otto “bocciati” ve ne fossero altre 16 con un coefficiente patrimoniale tra il 5% e il 6% nello scenario “avverso” che dunque debbono convincere i mercati della propria solidità in caso di ulteriori tensioni provenienti dalla Grecia.
Secondo Lex Column, infatti, non solo 20 istituti avrebbero registrato un Core Tier 1 inferiore al richiesto (dall’Eba, ma i mercati appaiono più critici e chiedono di fatto agli istituti di alzare il coefficiente patrimoniale almeno al 7%-8%) se non avessero fatto ricorso a ricapitalizzazioni nei primi mesi dell’anno, ma “guardando più accuratamente, senza le azioni intraprese per “mitigare” i coefficienti, in molti casi le banche europee non avrebbero passato l’esame nell’ipotesi più “avversa” di quelle testate.
L’Irlanda, per esempio, avrebbe visto tutte le sue tre banche fallire la prova, con Core Tier 1 negativi per Allied Irish Banks e Irish Life e comunque inferiore al 5% per Bank of Ireland (mentre secondo i risultati ufficiali tutte e tre le banche sono per ora “in regola”), in Spagna (paese cui appartengono 5 delle 8 banche “bocciate”) anche Bfa Bankia e Caixa de Ahorros de Galicia non sarebbero riuscite a superare la prova e persino in Germania almeno Norddeutsche Landesbank avrebbe avuto dei problemi.
E in Italia? Come noto secondo i risultati ufficiali gli istituti tricolori non hanno problemi al momento, con Intesa Sanpaolo migliore tra tutte con un Core Tier 1 al 2012 nello scenario “avverso” pari all’8,9%, davanti a Ubi Banca (7,4%), UniCredit (6,7%), Mps (6,3%) e Banco Popolare (5,7%). Ma se si fossero escluse le azioni “mitiganti” citate da Lex Column il Banco Popolare (che stamane presenta il piano di riorganizzazione che prevede l’incorporazione nel Banco Popolare delle popolari di Verona, Novara, Lodi e della Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno e l’abbandono della governance “duale”) avrebbe a malapena raggiunto il 5%, mentre il Montepaschi sia pure di poco non ce l’avrebbe fatta.
Così appare chiaro che finchè i mercati non si tranquillizzeranno (e perché questo accada occorreranno verosimilmente ancora diversi trimestri se non anni) scommettere sui titoli delle banche europee ed italiane è quanto mai rischioso ed adatto più a chi ami operare in ottica di trading che di portafoglio. Se però avete fiducia nel sistema creditizio italiano o pensate che la crisi in atto possa portare a quei cambiamenti da lungo tempo auspicati e mai concretizzatisi necessari a rilanciare non solo il settore del credito ma l’intera economia italiana, una scommessa può essere fatta.
Stando attenti a cosa scegliere, perché se Intesa Sanpaolo sembra il gruppo più solido anche nelle ipotesi più “severe” avanzate da Lex Column (il Core Tier 1 resterebbe oltre il 7% comunque), UniCredit, che pure appare la banca che meno di altre vedrebbe cambiare i propri risultati con un Core Tier 1 attorno al 6,5%-6,6% anche nell’ipotesi più avversa soffre comunque delle attese di un ormai “inevitabile” ricorso a un nuovo aumento di capitale. Mentre Ubi Banca, che appare allineata a UniCredit come solidità patrimoniale, continua a soffrire di una certa debolezza a livello di margini reddituali e quindi potrebbe dover a sua volta mettere mano a una nuova riorganizzazione. Per non parlare di altri istituti come Bpm che continuano a mostrarsi recalcitranti ad intraprendere operazioni di rafforzamento del capitale o di adeguamento della governance e dell’organizzazione del gruppo.
Forse l’unica scommessa continua ad essere il Credem (che non era tra gli istituti sottoposti a stress test ma che appare tra i meglio patrimonializzati in Italia e che gode di una discreta redditività), ma il rischio, come si è visto la scorsa settimana, è che in momenti di grande tensione dei mercati anche quei titoli che hanno saputo meglio difendersi finiscano col perdere rapidamente terreno proprio in quanto tra i pochi titoli dai quali un fondo può uscire con profitto e non con perdite più o meno elevate. Insomma, la sensazione è che abbia da “passà ‘a nuttata” e che in questo momento la selezione si faccia per settore e per paese più che non per singolo titolo. Per i distinguo ci sarà tempo più avanti, forse dopo l’estate.
Luca Spoldi



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