Portafoglio/Libia in fiamme, oro, argento e petrolio alle stelle: ecco come investire con prudenza
L'aumentata avversione per il rischio, conseguenza delle tensioni in Nord Africa e Medio Oriente, continua a sostenere le quotazioni dell'oro che a Londra oggi oscilla attorno a 1402,50-1403,50 dollari, mentre l'argento risale a 33,25-33,29 rispetto ai 1401 e ai 32,89 dollari segnati nel fixing pomeridiano di ieri alla City, riportandosi vicino ai livelli record di lunedì scorso (1403 e 33,43 dollari l'oncia, rispettivamente).
Quotazioni che nel caso del metallo biondo restano sotto il record storico di 1412,50 dollari l'oncia segnato il 29 dicembre scorso, mentre per l'argento siamo tornati a cifre che non si vedevano dal marzo del 1980 (in piena rivoluzione iraniana, quando vennero presi in ostaggio i 52 membri dell'ambasciata Usa, la cui fallita liberazione costò la rielezione al presidente democratico Carter), tanto che il rapporto gold/silver è nel frattempo calato a 42,18 da 46,17 di fine 2010.
Di certo quotazioni che avranno fatto felici quei lettori di Affaritaliani che il 4 maggio dello scorso anno avessero seguito il nostro consiglio di scommettere su ulteriori rialzi dell'oro (che all'epoca quotava attorno ai 1190 dollari l'oncia, circa il 18% sotto i livelli odierni), suggerimento poi ribadito il 18 settembre scorso (quando l'oro si era già portato attorno ai 1275 dollari l'oncia, comunque un 10% abbondante sotto i prezzi attuali) e ancor più chi ha scommesso sul maggior appeal speculativo dell'argento, metallo la cui "riscoperta" in questi anni è legata in gran parte allo sviluppo di nuovi strumenti finanziari come future e ETF indicizzati alle sue quotazioni, più che ad una maggiore domanda industriale (oltre che, in parte, ad un'accresciuta domanda da parte del settore della gioielleria, visto il lievitare dei costi dell'oro).
Il problema è capire ora se sia ancora il caso di investire o meno sui due metalli preziosi, la cui domanda, come per molte altre materie prime, dai minerali industriali come il rame al petrolio, era finora stata sostenuta dall'accresciuta richiesta da parte dei paesi emergenti (le cui economie continuano a sfiorare il 10% di crescita annua). Domanda cui si è sommata la liquidità in cerca di un parcheggio sicuro all'aumentare del premio per il rischio richiesto dagli investitori stanti le tensioni geopolitiche in un'area particolarmente delicata per gli scenari economico-politici mondiali.



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