Portafoglio/Con la ripresa della domanda è tempo di high-tech, ma attenti ai nomi su cui puntare

Lunedì, 19 aprile 2010 - 09:15:00

Dario Bucci
Dario Bucci
Dopo i numeri più che positivi di Intel nel primo trimestre dell’anno (fatturato di 10,3 miliardi di dollari, -3% sul trimestre precedente ma +44% su base annua, risultato operativo di 3,4 miliardi, +38% e +433% rispettivamente e utile netto di 2,4 miliardi, +7% e +288% rispettivamente) in molti gestori e analisti iniziano a pensare che una scommessa sul settore high-tech possa portare da qui a fine anno a risultati più che lusinghieri.

Non è però il caso di sparare a casaccio o di prendere un generico fondo  comune investito in titoli tecnologici, poiché le dinamiche all’interno del settore stanno modificando lo scenario competitivo a vantaggio di alcuni e ai danni di altri. “Per il momento il recupero della domanda sia a livello consumer sia a livello business sta trainando i risultati di tutti” i principali gruppi e quindi fa bene alle quotazioni dei principali nomi del settore, ha spiegato ad Affaritaliani.it Dario Bucci, country manager per l’Italia e la Svizzera del gruppo Intel, ma a medio termine non sarà sempre così, anzi.

“Dal nostro punto di vista siamo estremamente soddisfatti della domanda per i nuovi processori della classe Xeon 7500 Series”, segno che il mercato riconosce chi ha saputo investire anche durante la crisi, come Intel. La battaglia sui prezzi che negli ultimi anni ha contraddistinto vari segmenti del mercato sia a livello di prodotti (memorie, schede madri, processori, schede grafiche, architetture) sia di fasce di mercato (consumer piuttosto che business) o di ambiti applicativi (personal computer, fonia, automobili), continuerà ma secondo Bucci Intel, “grazie alla migliore line up degli ultimi anni” ha la possibilità di guadagnare spazi a scapito di alcuni concorrenti.

Ad esempio di Ibm: “In Svizzera e in parte in Italia già stiamo vedendo che con il rinnovo delle flotte di server aziendali la nostra nuova architettura ha conquistato nuovi clienti”, ai danni proprio di “big blue”. Allo stesso tempo tra produttori di dispositivi mobili come Apple, Nokia, Rim o Palm, e i principali gestori telefonici potrebbe esserci un travaso di potere contrattuale dai primi ai secondi, via via che si abbasseranno i prezzi degli smartphone e che i grandi gestori telefonici accelereranno sulla strada della fornitura di contenuti e sulla gestione di comunità di utenti.

“In questo senso abbiamo apprezzato l’accento posto nel corso della presentazione del nuovo piano industriale di Telecom Italia al rinnovamento tecnologico”, un’attenzione che condividiamo (vedasi la collaborazione legata allo sviluppo di CuboVision, il dispositivo broadband multimediale sviluppato a partire dalla piattaforma MeeGo di Intel), perché può aprire tutto un nuovo mondo nel campo della vendita di applicazioni e nella distribuzione di contenuti e servizi, spiega il manager. Che aggiunge: “Parlando di Telecom Italia voglio sottolineare come troppo spesso sia stata data un’immagine estremamente critica di questo gruppo, che dal nostro punto di vista appare invece seriamente concentrato nel tentativo di recuperare margini di competitività”. Lo sforzo di Franco Bernabè, insomma, è per gli uomini di Intel assai concreto e dovrebbe produrre buoni risultati.

Cerchiamo dunque di trarre un consiglio operativo dalla nostra chiacchierata con Bucci: se volete investire nell’high-tech questo potrebbe essere il momento adatto e per ora i risultati positivi di una società fanno bene a tutti i big del comparto (vedasi l’ottima settimana di Stm a Milano). Nei prossimi trimestri tuttavia lo stock picking assumerà una importanza crescente, quindi attenti a chi selezionate. Puntate preferibilmente su aziende che hanno continuato a innovare e che abbiano le dimensioni e la forza finanziaria per reggere la concorrenza (ormai per aprire una nuova fabbrica di microchip è necessario investire non meno di 2,5 miliardi di dollari, cifra non proprio alla portata di tutte le tasche).

Poi evitate accuratamente di posizionarvi su aziende che nella catena del valore occupino le ultime posizioni: meglio puntare su chi offre microchip all’avanguardia necessari per poter offrire prodotti e servizi ad elevato valor aggiunto (ed elevata redditività per le aziende che li vendono) che non su chi punta su prodotti di massa o di fascia bassa, sempre più esposti alla concorrenza e sempre meno redditizi. Tra i grandi utilizzatori di tecnologia, come le società telefoniche, tenete d’occhio chi per tempo proverà a cavalcare la crescita del traffico mobile e del traffico dati: con il salto tecnologico previsto per il prossimo biennio chi sarà in grado di disporre di servizi di Iptv o saprà offrire un vasto catalogo di applicazioni per il vostro cellulare catturerà una fetta importante dei flussi di spesa.

Se dovessimo fare qualche nome al momento ci pare che Intel resti più interessante di Stm o Amd, che tra Apple e Microsoft è la casa della mela, grazie alla capacità di inventarsi continuamente nuovi prodotti di successo nel campo dell’elettronica di consumo (come il recente iPad), ad avere maggiori chance di successo anche borsistico, mentre tra le telecoms forse proprio l’ex monopolista pubblico italiano potrebbe tornare ad essere apprezzato dal mercato più dei suoi diretti concorrenti, persino “grazie” al pungolo di Fastweb che dal suo canto non starà certo a guardare e continuerà a provare a sottrarre clienti e fatturato al gruppo guidato da Franco Bernabè.

Luca Spoldi

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