Portafoglio/ Il mattone? Va meglio se è di pregio. Ci sono grandi occasioni a Manhattan
Chiamateli appartamenti di "alto di gamma", chiamateli di "prima fascia", chiamateli "di lusso": sono quegli immobili che chi ha patrimoni consistenti e un altrettanto robusto reddito desidera, in qualsiasi parte del mondo si trovino e che sembrano rappresentare una delle aree del mercato immobiliare globale che la crisi ha se non completamente almeno in parte risparmiato. Crisi che nel complesso ha nuovamente colpito il mattone mondiale: nel 2010 solo 15 paesi per i quali sono già disponibili dati definitive hanno registrato un incremento dei prezzi medi degli immobile, mentre 21 hanno registrato ulteriori riduzioni (come negli Usa, ad esempio, dove ancora nel IV trimestre i prezzi erano mediamente in calo del 4% su base annua).
Tuttavia qualche segnale di ripresa si nota, se è vero che 18 mercati immobiliari (a partire dagli States) hanno chiuso il 2010 meglio del 2009, a fronte di 16 paesi che hanno registrato un aggravamento della crisi (e di altri 2 paesi che non hanno mostrato significative variazioni rispetto all'andamento del mercato nel 2009). E' il momento giusto per investire nelle case? Sì, a patto di fare scelte oculate, stando attenti tanto alla qualità dell'immobile (e alla sua localizzazione) quanto ai prezzi richiesti dai venditori.
"Anche se la crisi non è completamente superata, il sentiment è migliorato" spiega da Londra ad Affaritaliani Alberto Orrù, fondatore della società immobiliare Investartone Ltd, che aggiunge: "In questo momento gli investitori grandi e piccoli cercano, nei limiti del proprio budget, di comprare prodotti in "prime location" così da assumere un livello di rischio più basso possibile". Questo per quanto riguarda Londra, aggiunge Orrù, "perché per il resto dell'Inghilterra il mercato è completamente diverso e la crisi si fa ancora sentire. Come sempre accade, qui a Londra annualmente i prezzi richiesti delle proprietà ("asking prices") salgono nel periodo in cui le banche erogano i bonus ai loro dipendenti. A febbraio gli "asking prices" sono aumentati fino al 4% proprio per questa ragione".



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