Portafoglio/ Puntare sull’high-tech, ma quello giusto: bene Intel, Apple, Nvidia e Nokia, occhio a Microsoft e Yahoo
Di Luca Spoldi 
Dario Bucci
La tecnologia resta da anni uno dei settori trainanti delle principali economie occidentali così come, sempre di più, delle economie emergenti di tutto il mondo e nonostante qualche dubbio sollevato ancora di recente su settori importanti come quelli dei personal computer, la sensazione, rafforzata da risultati di Google, Ibm, Intel ed Apple, ma anche Nokia, è che i migliori nomi del settore possano offrire soddisfazione ad un investitore disposto a correre qualche rischio. A patto, sia chiaro, di selezionare attentamente i titoli su cui puntare, perché a differenza che nel caso delle materie prime nell’ambito high-tech, letteralmente, non è tutto oro ciò che luccica.
Così Affaritaliani.it ha approfittato di una chiacchierata con Dario Bucci, Country manager per Italia e Svizzera del gruppo Intel, per chiedere ad uno dei massimi esperti italiani di aziende high-tech cosa ci prospetta il futuro. Scontata la soddisfazione per i risultati del primo trimestre di Intel, Bucci ci ha spiegato che il colosso americano dei microchip è in linea con la possibilità di cercare il traguardo dei 50 miliardi di dollari di fatturato a fine anno, un risultato pazzesco se solo pensate che i 35 miliardi di dollari erano stati raggiunti nel 2006, primo anno da Ceo di Paul Otellini, il manager che ha rivoluzionato la filosofia di Intel introducendo il “tic-toc”, ossia la politica di introdurre un anno una nuova linea di manifattura (realizzando circuiti di dimensioni sempre più contenute) e l’anno successiva una nuova architettura di microprocessori.
Intel, condannata a crescere a una velocità sempre superiore al mercato, è dunque uno dei titoli che non può mancare in un portafoglio high-tech, ma qualcuno ha avanzato il dubbio che il successo dei tablet pc, che per ora significa soprattutto il successo di Apple (che dagli ultimi conti trimestrali mostra di avere un unico possibile limite, quello di non riuscire a tener dietro alla crescita della domanda e lasciare così qualche spiraglio ai suoi concorrenti), possa cannibalizzare il mercato dei personal computer. Niente affatto, spiega Bucci, che poi aggiunge: “o meglio, è possibile che si assista a una cannibalizzazione nei mercati maturi come la stessa Italia, ma non nei mercati emergenti dell’Asia cui sempre più guarda anche Intel, impegnata a produrre componenti adatti a pc di costo inferiore ai 500 dollari che promettono di far esplodere gli acquisti nell’area asiatica”.
Un gioco a somma maggiore di zero, insomma, in cui guadagnano sia i produttori di componenti come Intel, ma anche Nvidia o Stm, sia i produttori di apparati tecnologici mobili da Apple a Nokia (che ha a sua volta piacevolmente sorpreso i mercati in settimana). Il segreto è dunque non ragionare in termini “storici” di sottosettori, quanto andare a individuare aziende in grado di arricchire la “customer experience” di chi acquista i loro prodotti. Tenendo d’occhio le prossime rivoluzioni che già si annunciano, dal cloud computing all’ulteriore avanzata di smartphone e tablet pc, fino ad arrivare, forse, a una rivoluzione che vedrà i sistemi operativi come li intendiamo oggi surclassati vuoi dai browser (spinti dai nuovi protocolli internet che studiano alcune multinazionali come Ericsson), vuoi direttamente da Facebook (che ancor prima di essere quotata sta vedendo crescere a dismisura le proprie valutazioni, ormai arrivate oltre la soglia degli 80 miliardi di dollari), sempre più percepito dalle giovani generazioni di utenti come “internet tout court” quando non come unico ambito al cui interno svolgere funzioni finora separate, dalla chat al gioco, dallo scambio di messaggi alla fruizione di contenuti video o testuali.
E i possibili perdenti? Bucci non lo dice, ma Microsoft farebbe bene a cercare di uscire quanto prima dall’angolo, così come ha dovuto fare a suo tempo Ibm e come molti pensano dovrà fare Texas Instruments se non vorrà finire col diventare preda di qualche concorrente. Quanto ai produttori di personal come Dell, il futuro si presenta incerto e sempre più caratterizzato da una concorrenza da parte di produttori cinesi. Mentre anche colossi come Yahoo, Google, Amazon e eBay dovranno giocare attentamente le proprie carte per non finire fuori mercato. Google sembra essersene accorto prima e meglio di altri, tanto da aver diversificato il proprio business allargandolo dalla raccolta pubblicitaria online alla telefonia con lo sviluppo di Android, mentre Amazon sembra scommettere sulla crescita sempre più marcata degli ebook e Yahoo potrebbe in un futuro non troppo distante tornare ad essere una preda potenziale. Sempre che Facebook rallenti un poco il passo consentendo ai concorrenti di riorganizzare le fila.



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