Portafoglio/ Come guadagnare con la green economy, senza troppo dipendere dall’esito di Copenaghen
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Non si tratta solo di posizioni “filosofiche” o di pensare al futuro dei nostri figli e nipoti, ma di attività che vanno conquistando peso nell’economia dei singoli Paesi, basti pensare che il Censis nel suo ultimo Rapporto Annuale ha fotografato come per l’Italia il settore valesse già a fine 2008 10 miliardi di euro, con un impatto sul mercato del lavoro da qui ai prossimi dieci anni variabile tra 100 mila e un milione di nuovi addetti. Lo scorso anno, ricorda il Censis, l’energia prodotta da fonti rinnovabili ha coperto il 16,5% dei consumi nazionali, mentre la produzione è aumentata del 24,5% nell’ultimo quinquennio.
Il fatturato dei principali comparti delle rinnovabili è quasi triplicato (+191%) dal 2003 alla fine dell’anno passato, superando la soglia dei 5 miliardi di euro, mentre l’occupazione diretta e dell’indotto è cresciuta del 220%, con oltre 20 mila posti di lavoro creati. L’energia verde è dunque un’occasione molto concreta e assolutamente da non perdere, “soprattutto per un Paese come l’Italia naturalmente dotato di fonti rinnovabili come il vento e il sole”, sottolineano gli esperti, che peraltro ricordano come “la capacità della green economy di trasformare la sfida climatica in crescita economica e occupazionale dipenderà dalle politiche messe in atto per accompagnarne lo sviluppo”.
Proprio scommettendo sul fatto che la politica riesca a rendersi conto dei vantaggi rilevanti a fronte di costi assolutamente gestibili, può dunque essere un tema d’investimento interessante puntare sui principali attori del comparto sul listino italiano o sulle borse mondiali.
A Piazza Affari, in particolare, oltre all’Enel, principale attore italiano, tramite la controllata Enel Green Power, del comparto delle rinnovabili, si può scommettere su titoli quali Erg Renew (impegnata con Permasteelisa e Dyesol Italia in un progetto da 10 milioni di euro di investimento per produrre il nuovo fotovoltaico organico), Kerself (che in questi giorni ha appena allacciato in rete altri 5 MW di campi fotovoltaici in Puglia e conta di allacciarne altri 10 MW entro la fine dell’anno), Alerion (che invece ha appena completato un parco eolico da 23 MW in Sicilia) o Uni Land (che accanto al tradizionale business immobiliare è sempre più attiva nella realizzazione di impianti eolici).
Da notare che in base al beta (indice che rappresenta la volatilità del titolo rispetto alle variazioni di un indice di riferimento, ossia la sua maggiore o minore “aggressività” rispetto all’indice stesso) il più rischioso tra questi titoli risulta essere al momento Uni Land (il cui beta rispetto all’indice Ftse Mib è attorno a 1 secondo i dati di Bloomberg, ossia il titolo è rischioso quanto lo è mediamente il paniere dei principali 40 titoli italiani), subito seguito da Enel (beta pari a 0,82),da Erg Reniew (0,76), Alerion (0,62) e Kerself (0,54).
Se poi non volete fare calcoli da alchimisti per determinare la composizione del vostro portafoglio e magari volete (giustamente) non limitarvi al solo mercato italiano, potreste sempre puntare sugli economici ed efficienti Etf (Exchange traded fund), come l’ Etfx Daxglobal Alternative Energy Fund emesso da Etfs Fund Company che al costo di commissioni totali annue pari allo 0,65% riproduce l’andamento dell’omologo indice settoriale della borsa di Francoforte che da inizio anno ha finora guadagnato il 2,5% passando da 12,88 a 13,20 euro per azione (peraltro oscillando tra un minimo di 11,08 euro segnati a inizio marzo ai 15,01 euro visti a inizio giugno).
In alternativa potete scommettere sull’Etf PowerShares WilderHill Clean Energy Portfolio quotato a Wall Street (ticker: PBW) e che riproduce l’andamento di un paniere di titoli energetici che sfruttano fonti rinnovabili. Emesso dalla Invesco Power Shares Capital Management Llc l’Etf ha commissioni annue totali pari allo 0,76% ed ha finora segnato una performance da inizio anno del 23,2% in dollari. Per un investitore in euro la performance si riduce tuttavia a meno del 21,5% a causa del calo pari al 7,6% subito nel frattempo dal dollaro nei confronti dell’euro (un calo che molti esperti pensano sia destinato a proseguire anche nel 2010). Anche in questo caso la soluzione più prudente potrebbe dunque essere quella di ripartire l’investimento tra i due (o più) Etf, evitando di mettere tutte le uova in un solo paniere.
Luca Spoldi



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