Portafoglio/Credit Suisse e Ubs: nel secondo semestre 2011 investimenti selettivi in bond, azioni e valute

Sabato, 2 luglio 2011 - 13:00:00

Primo semestre alle spalle, con risultati non propriamente incoraggianti e soprattutto una volatilità che nelle ultime settimane ha registrato un aumento marcato per il diffondersi di dati macro poco incoraggianti negli Usa, di nuovi timori relativi alla crisi del debito dei periferici europei, segnatamente della Grecia (col rischio di un “contagio” che ha fatto schizzare all’insù gli spread sui titoli di stato anche di Spagna e Italia), nonché per via delle ulteriori misure restrittive varate in Cina dalla banca centrale per cercare di arginare la crescita dell’inflazione.

Nel mondo “post crisi” 2008-2009 nulla è più come prima e, complice la necessità di ritirare le misure straordinarie varate a sostegno delle principali economie mondiali e dei rispettivi sistemi creditizi tra il 2009 e il 2010, dovremo abituarci a convivere ancora a lungo con un Occidente che cresce a macchia di leopardo (bene gli Stati Uniti, bene la Germania, molto meno bene tutti gli altri) e mercati “emergenti” sempre più robusti con crescita esuberante e qualche tensione sul fronte dei prezzi.

Per non sbagliare investimento meglio dunque seguire i consigli di due gruppi esperti come Ubs e Credit Suisse che in questi giorni hanno aggiornato la propria view globale, suggerendo di essere molto selettivi se si vuole ottenere qualche soddisfazione dai propri investimenti nei prossimi sei mesi. Per quanto riguarda gli investimenti a reddito fisso, in particolare, gli esperti di Credit Suisse si attendono “ritorni moderati nel 2011, con performance che probabilmente deriveranno principalmente da operazioni di carry”. Il suggerimento è di puntare su “titoli a breve / media maturità per limitare il rischio tasso”, accanto a “titoli di Stato a lungo termine per l’ottimizzazione del rendimento”.

La stategia “buy and hold” (comprare e mantenere in portafoglio) “può continuare a riguardare selettivamente titoli a basso rating, dato uno scenario di default relativamente benigno”, mentre gli investitori che guardano al rendimento totale dovrebbero tenere in portafoglio titoli “investment grade” (dunque a basso rischio), pur se qualche buona occasione potrebbe presentarsi anche “pizzicando” in modo prudente qualche emissione ad alto rendimento nonché tra le obbligazioni bancarie subordinate Tier-1. Con l’avvertenza di aggiungere obbligazioni indicizzate all’inflazione “per diversificazione e per una protezione a lungo termine del potere d’acquisto”.

Un approccio “selettivo” è consigliato anche da Ubs, per la quale è meglio puntare su bond di “paesi con bassi livelli di debito pubblico” e continuare a tenersi alla larga dalle obbligazioni greche, portoghesi e irlandesi, che nonostante le basse quotazioni raggiunte non costituiscono ancora un “porto sicuro”. Molte occasioni “piuttosto sicure” si trovano secondo gli esperti guardando a titoli di “paesi produttori di materie prime, di piccole dimensioni e dei mercati emergenti”, con interessanti alternative costituite dalle obbligazioni societarie non finanziarie e dalle obbligazioni “high yield” con scadenze brevi.

Quanto ai mercati azionari, visti da molti (tra cui Alessandro Fugnoli, di Kairos Partners) in ripresa nella seconda metà dell’anno e quindi da privilegiare, dato il contesto ancora volatile il suggerimento degli esperti di Ubs è quello di selezionare titoli difensivi, preferendo tra questi in particolare i titoli ad alto tasso di rendimento azionario (ossia in grado di pagare robusti dividendi). Qualche esempio per un investitore italiano? Titoli come Terna, Enel o Eni, ma anche A2A, Finmeccanica o Atlantia potrebbero fare al caso vostro.

Anche in questo caso, tuttavia, il consiglio è di non limitarsi ai mercati occidentali e invece guardare ai mercati emergenti: “Cina e Taiwan offrono una buona opportunità per una strategia “double play”, con potenziale di rialzo sia sul mercato azionario sia su quello monetario” spiegano gli esperti, secondo cui anche la tendenza alla crescita delle attività di fusioni e acquisizioni contribuirà a buone performance dei titoli di aziende di medie dimensioni.

La liquidità potrà infine essere parcheggiata in valuta, ad esempio guardando al dollaro australiano, al dollaro canadese, al franco svizzero, alla corona svedese e alla corona norvegese come alternative alle principali valute mondiali, oltre ad un’altra manciata di valute (dollaro di Singapore, dollaro di Taiwan, peso cileno e corona ceca) che potrebbero “essere considerate dagli investitori depositi di ricchezza”.

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