Portafoglio/ Dopo lo stop a oro e franco svizzero, è il momento di guardare ad altri “beni rifugio”
I listini mondiali tirano il fiato e subito scattano cospicue prese di profitto sui preziosi, che dai 1900 dollari l’oncia (l’oro) e dai quasi 44 dollari l’oncia (l’argento) si sono rapidamente riportati vicino ai 1.700 e ai 39 dollari l’oncia, rispettivamente. Una correzione molto violenta che non trova peraltro giustificazioni in un improvviso miglioramento della crisi del debito greco, anzi lo spread tra decennali di Atene e Bund tedeschi di pari durata continua a toccare nuovi record ed ormai è attorno ai 1.624 punti base (ossia i titoli decennali greci rendono il 16,24% in più di quelli tedeschi), col decennale di Atene che sfiora il 18,5% di rendimento annuo. 
Potrebbe dunque essere l’occasione per riposizionarsi sui metalli preziosi se negli scorsi mesi avevate perso la corsa, così da potervi “comprare” a livelli meno onerosi di quelli visti nelle ultime settimane una protezione per i vostri capitali (protezione che non dovrebbe comunque rappresentare più di un quarto o un terzo del vostro portafoglio) nel caso di nuove tensioni sul fronte macroeconomico, geopolitico o a nel caso le misure monetarie e fiscali che verranno annunciate da qui a fine anno in Europa, Stati Uniti e Giappone non dovessero convincere gli investitori.
Ma accanto o al posto dei metalli preziosi, che come il franco svizzero (sempre più “agganciato” all’euro) rischiano di rimanere al palo per qualche tempo a meno di sorprese davvero molto negative, stavolta potreste osare leggermente di più. La prolungata fase di instabilità dei mercati ha infatti spinto molti investitori a guardarsi attorno alla ricerca di investimenti alternativi, consentendo di sviluppare un maggior flusso di scambi su asset altrimenti “di nicchia” come i metalli industriali, i minerali non preziosi o le derrate agricole.
Non va infatti dimenticato che mentre le principali economie occidentali stanno rallentando, la Cina e gli altri principali mercati emergenti reggono egregiamente, nonostante politiche monetarie ben più restrittive di quelle della Federal Reserve e delle sue consorelle in Europa e Giappone. Le derrate alimentari, in particolare, sembrano avere un atout in più: salvo lo zucchero (salito del 25% circa da inizio anno, ossia quasi come l’oro) le quotazioni sono rimaste stabili quando non sono calate, come nel caso del grano (che dal primo gennaio a oggi è mediamente calato dell’8%)
E’ come dire che se scommettete oggi sulle quotazioni del grano o di altri cereali (potete farlo ad esempio con ETF e ETC quotati anche alla borsa di Milano), state in realtà nella stessa situazione in cui vi sareste trovati acquistando l’oro sotto i 1.400 dollari l’oncia, livelli cui il metallo biondo oscillava appunto a inizio anno. Si noti che gli ETF e gli ETC che riproducono l’andamento delle quotazioni di questo genere di materie prime, come l’Etfs Corn (un ETC indicizzato al prezzo del granturco) rende comunque circa il 9% da inizio anno, mentre l’Etfs Coffee (che è indicizzato alle quotazioni del caffè) si limita a guadagnare il 2% nello stesso periodo e il Db Agriculture Booster Euro Hedged (protetto dalle variazioni di cambio) segna un incremento di poco meno del 7%.
Se pensate però che da gennaio a oggi la borsa italiana, come e più degli altri maggiori listini azionari, è letteralmente vissuta sulle montagne russe e perde poco meno del 25%, mentre i Btp e i titoli a reddito fisso in genere sono a loro volta stati colpiti da una crescente volatilità delle quotazioni con una tendenza di fondo all’incremento del rendimento (che comporta quindi un calo delle quotazioni) e dello spread contro Bund tedeschi (spia di una maggiore sfiducia degli investitori nei confronti della Repubblica Italiana come emittente rispetto a quella tedesca), poter pensare di arrivare a fine anno con una parte del vostro portafoglio stabile o in moderato guadagno non è così disprezzabile.
Luca Spoldi



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