Portafoglio/ Volete divertirvi col trading? Tenete d’occhio le banche, a partire da Mps e Banco Popolare
I titoli finanziari europei, ed in particolare le banche, si confermano un ottimo tema per gli amanti del trading, molto meno per gli investitori dall’indole più “cassettista”, così anche oggi, dopo il rimbalzo della vigilia e nonostante qualche buona notizia come la presentazione del piano strategico 2011-2015 da parte del colosso assicurativo francese Axa (che è piaciuta tanto che Axa era in deciso rialzo stamane), la lettera torna a prevalere sul comparto creditizio di tutta Europa con pochissime eccezioni.
In Italia a pagare lo scotto più elevato in termini di perdite sono il Monte dei Paschi, che subisce la notizia che la Fondazione Mps ha veduto titoli privilegiati per 450 milioni di euro, operazione che una nota della Fondazione stessa definisce “funzionale al raggiungimento della propria soglia obiettivo di partecipazione al capitale sociale della banca conferitaria”, poco sopra il 50%.
La cessione, che determina “l’automatica conversione alla pari delle azioni privilegiate in azioni ordinarie” non sarà seguita da “ulteriori operazioni sulla partecipazione se non in un’ottica di marginale “fine-tuning”” (ossia eventualmente per frazioni di punto percentuale) spiega ancora la nota di Fondazione Mps. Una notizia tutt’altra che imprevista che però basta a far scattare vendite sul titolo. Come bastano alcune puntualizzazioni del Sole24Ore a margine dell’intervista concessa al quotidiano confindustriale da Pier Francesco Saviotti, numero uno del Banco Popolare, per far scattare copiose vendite anche su questo titolo.
Saviotti, spiega il quotidiano, deve ancora “correre con una mano legata dietro alla schiena” a causa dei disastri ereditati dalla gestione precedente ed in particolare di “esposizioni deteriorate lorde” ancora pari a fine marzo a 13,48 miliardi (anche a causa della “zavorra Italease”), pari al 13% del totale dei prestiti dell’istituto, il livello più elevato in assoluto tra tutti i principali gruppi creditizi italiani. Sofferenze, incagli e quant’altro di difficile recupero che anche a livello netto valgono 9,8 miliardi, dunque ben oltre il 10% a fronte di un portafoglio di prestiti “in bonis” di 86,6 miliardi”.
La giornata storta di Mps e Banco Popolare è completata dai decisi arretramenti di UniCredit e Intesa Sanpaolo, che continuano a mostrarsi sensibili a ogni stornir di fronda per quanto riguarda l’evoluzione della crisi greca che anche oggi torna a dare lavoro a giornali e televisioni di mezzo mondo tra previsioni e commenti attorno alla possibilità o meno che sia evitato il default grazie a qualche ulteriore sforzo da parte di paesi “core” come la Germania. Insomma: se vi piace provare a sfruttare gli alti e bassi dei listini puntate su banche e assicurazioni, ma abituatevi ad agire rapidamente perché spesso nell’arco di una stessa seduta il vento può cambiare, magari anche solo per un’intervista o un “rumor” di troppo.
Luca Spoldi



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