Portafoglio/ Il settore finanziario resterà sotto i riflettori per tutto l’anno, la selezione titoli farà la differenza

Sabato, 20 febbraio 2010 - 08:00:00

Il rialzo dei tassi, infatti, segnala come anche la Fed (che ha anche interrotto il programma di riacquisto di titoli obbligazionari, come già fatto anche da altre banche centrali come quella inglese) stia avviando, sia pure in sordina, la propria exit strategy. Ma senza il sostegno quanto meno psicologico delle banche centrali e con i principali governi mondiali che già si trovano a fronteggiare deficit crescenti che andranno semmai ridotti a medio termine, la stentata ripresa mondiale rischia di frenare nuovamente già a fine anno.

Un frenata che giungerebbe dopo che da più parti si sono riviste al rialzo le stime di crescita del Pil per quest’anno e il prossimo delle varie aree geografiche mondiali. L’unica che pare in grado di centrare o battere le attese è per ora l’Asia (e forse parte dell’America Latina e dell’Est Europa, visto la maggiore reattività delle economie emergenti rispetto a quelle dei paesi occidentali), tanto che Pechino e Mumbai (ma prossimamente anche Sidney) già hanno avviato le proprie exit strategy per evitare che l’esuberanza della ripresa possa portare con sé un indesiderato rialzo dell’inflazione.

Inflazione che qualcuno vede invece come “l’ultima tentazione” dei governi occidentali perché aiuterebbe a ridurre i deficit dando comunque l’illusione di una ripresa più robusta dell’economia. Si vedrà come andrà a finire, ma intanto una scommessa sui titoli bancari in ottica di trading potrebbe valere la pena di farla, specie se nei prossimi giorni alcuni “big” dovessero scordarsi le buone trimestrali appena uscite e tornassero a perdere rapidamente quota.

In ogni caso anche nel 2010 il settore da tener d’occhio, accanto a quello dell’energia (legato alle attese di ripresa più o meno forte della domanda, a sua volta trascinata dal rimbalzo più o meno consistente e duraturo dell’economia mondiale), sembra essere quello finanziario. Con l’avvertenza, come detto, di curare maggiormente, rispetto al 2009, la selezione dei singoli emittenti perché ritrovarsi in portafoglio azioni o bond emessi da Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup piuttosto che Barclays, Banco Santander, UniCredit, Intesa Sanpaolo o ancora Deutsche Bank, Bayerische Hypo, Commerzbank, Societe Generale o Bnp Paribas potrà realmente fare la differenza tra guadagnare o perdere soldi.

Luca Spoldi

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