Portafoglio/ Il settore finanziario resterà sotto i riflettori per tutto l’anno, la selezione titoli farà la differenza
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Un aiuto “a tempo”, che chi ha potuto, come alcune banche americane ed europee, ha già almeno in parte restituito, spesso aiutandosi proprio con i risultati di quelle attività “a rischio” come il trading sui mercati a pronti e a termine che la Volcker Rule vorrebbe ora separare nettamente (e che gli europei già respingono in quanto contraria ai loro interessi, diametralmente opposti a quelli americani, di approfittare della crisi per provare a sottrarre quote di mercato e profitti ai “big” a stelle e strisce).
Purtroppo l’andamento di una crisi non è mai così lineare come un investitore o un economista potrebbe desiderare, così l’esplodere di nuove tensioni attorno ai casi Dubai World prima e alla Grecia (e per contagio ai “maialini” europei di cui anche l’Italia, agli occhi dei mercati, fa parte, nonostante le differenze che il ministro Tremonti sottolinea con evidente soddisfazione ad ogni occasione possibile) poi evidenzia come nelle pieghe dei bilanci di più di un gruppo bancario “di peso” resti ancora molta carta di dubbio valore.
Istituti come Bnp Paribas (che peraltro ha chiuso il 2009 molto meglio delle attese) e ancor più come Bayerishe Hypo o Commerzbank sono in prima fila tra quelli più esposti con Atene, il che spiega anche come mai siano proprio Germania e Francia a battersi per convincere il governo greco ad adottare nuove misure di ristrutturazione della spesa pubblica sul modello di quanto fatto dall’Irlanda alcuni mesi or sono.
Da notare che la recentissima polemica sulla liceità o meno dello swap sul debito pubblico greco effettuato nel 2001 grazie a Goldman Sachs secondo alcuni andrebbe legata più che alle polemiche sull’abitudine alla “cosmesi contabile” di Atene alle manovre in vista della successione a Jean-Claude Trichet, il prossimo anno, per il vertice della Bce (cui aspirano tanto l’italiano Mario Draghi, ex vicepresidente di Goldman Sachs in Europa, quanto il tedesco Axel Weber).
A fronte di un quadro che sembra indicare come lo stock picking, ossia la selezione dei singoli titoli da inserire in portafoglio, sarà la caratteristica in grado di fare la differenza in termini di performance per il 2010 (sia che si tratti di fondi comuni o gestioni patrimoniali, sia che siano portafogli “fai da te”), la mossa a sorpresa della Federal Reserve, che giovedì sera dopo la chiusura di Wall Street ha alzato dello 0,25% il tasso ufficiale di sconto, dallo 0,5% allo 0,75%, per “incoraggiare” le banche a prestare denaro al mercato privato (pur ribadendo che questo non cambia l’approccio distensivo e che i tassi sui Fed Funds non si muoveranno ancora per vari mesi), rischia di complicare ulteriormente le cose.



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