Portafoglio/ Tutti parlano di crisi, ma le prossime settimane potrebbero riservare sorprese positive
Qualcuno lo nota stamane dalla reazione dei listini alla decisione di Standard & Poor’s di tagliare il rating sovrano di nove paesi di Eurolandia mantenendo per tutti un outlook negativo che non esclude ulteriori ribassi nei prossimi 3 mesi, altri parlano della buona partenza della nuova stagione degli utili trimestrali in America, dove Alcoa e Jp Morgan Chase non hanno certo deluso le attese, i più ricordano il vecchio detto di borsa “buy on rumors, sell on news” secondo cui si compra (o si vende) sulle attese, mentre sulle notizie ci si limita ad aggiustare le posizioni.
Sta di fatto che la sensazione palpabile a Piazza Affari non è quella di chi si avvii a vivere una nuova pesante battuta d’arresto come invece sembrano indicare i dati macro e come continua a sottolineare su Twitter e ad ogni conferenza il “dotto destino”, l’economista Nouriel Roubini, noto per aver correttamente previsto la crisi del 2008-2009 e per aver da allora allertato circa il rischio di un “double dip”, una seconda recessione dopo un effimero rimbalzo.
Anzi qualcuno inizia a sospettare che dalla stagione delle trimestrali che sta per aprirsi anche in Europa potrebbero uscire sorprese positive o almeno non così negative come quanto finora scontato dai mercati, il che tatticamente suggerisce agli operatori di non eccedere nelle vendite, per evitare di dover poi inseguire l’eventuale rimbalzo degli indici. Indici che in buona sostanza starebbero divenendo sempre meno sensibili ai dati macroeconomici, certamente negativi e destinati a rimanere non eccellenti ancora per qualche tempo, e invece sempre più attenti ai dati microeconomici, ossia agli utili aziendali.
Un settore ancora a rischio appare quello finanziario, troppo legato alle piroette dell’euro e della crisi del debito sovrano europeo, e quindi all’incapacità conclamata della Germania di offrire una vera soluzione alla crisi, avendo Standard & Poor’s chiarito che la strada del rigore fiscale da sola è addirittura controproducente e va dunque allentata e accompagnata da misure che rassicurino i mercati a breve termine sul regolare rimborso dei titoli di stato dei PIIGS, come invece non avvenuto con la Grecia, impantanatasi da mesi in discussioni coi bondholder privati su una ristrutturazione “volontaria” del debito pubblico che porterebbe le banche a perdere la metà dei capitali investiti in titoli di stato di Atene.
Al contrario qualcosa di buono potrebbe venire fuori dai comparti industriali e ciclici (e infatti stamane tra i migliori si notano Fiat, Pirelli & C., Fiat Industrial, mentre tornano a soffrire nomi come Mps, Banco Popolare, Intesa Sanpaolo, Generali, UniCredit, Unipol o Fondiaria-Sai), oltre che delle materie prime, le quali potrebbero anzi trarre beneficio dal rafforzamento del dollaro che tendenzialmente limita ulteriori rialzi dei costi sotto forma di quotazioni più elevate dei prodotti energetici e dei minerali industriali (che in tutto il mondo si pagano in valuta Usa), consentendo un recupero in termini di margini.
Margini che le aziende, comunque, sembrano aver adeguato più rapidamente che in passato non solo nella crisi 2008-2009 (ormai storia), ma anche negli ultimi trimestri. I tempi di reazione delle aziende, in sostanza, sarebbero molto più compatibili con quelli dei mercati che non quelli della politica, anche in Europa e anche in Italia. Così mentre sui giornali ancora tengono banco le infinite discussioni tra capi di stato sulla ricetta per uscire dalla crisi e rilanciare la crescita, le aziende sembrano aver già preso le prime contromisure per limitare i danni.
Certo, serviranno riforme strutturali e di lungo periodo, ma intanto la riduzione dei multipli di prezzo sui mercati azionari rende le principali piazze europee piuttosto “cheap”, convenienti, sia in termini storici sia rispetto alle maggiori piazze mondiali. Una maggiore convenienza finora controbilanciata dalla netta avversione al “rischio Europa” che gli investitori hanno dimostrato da agosto a fine anno, ma che con l’anno nuovo sta forse leggermente andando calando, anche per la prospettiva di un intervento sempre più energico della Bce nella gestione della crisi (sia con ulteriori riduzioni dei tassi, già previste per febbraio, sia con interventi sui mercati, come si vede già stamane, a favore dei Btp italiani e dei Bonos spagnoli).
Tutte misure tattiche e poco eclatanti, che non finiranno forse sui titoli dei maggiori quotidiani nazional-popolari, ma che un effetto lo stanno già ottenendo: i mercati già oggi non crollano ulteriormente, attendendo notizie sul fronte che sembra stare sempre più a cuore agli investitori: i conti delle singole aziende. Un motivo di più per credere che questo trimestre non solo potrebbe riservare sorprese positive, ma che dovrebbe rivelarsi particolarmente favorevole a quei gestori che prediligono una gestione attiva delle posizioni basata su un’attività di “stock picking” (selezione dei migliori titoli), rispetto a coloro che si limitano ad essere investiti come gli indici di riferimento.
Luca Spoldi


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