Portafoglio/ Volete giocarvi la ripresa mondiale? Puntate sulle multinazionali presenti sui paesi emergenti
Mentre l’Europa si dibatte tra l’esigenza di maggiore coesione e rigore fiscale che la crisi del credito sembra aver indotto e la nuova recessione che le misure di austerity stesse stanno accentuando e con gli Stati Uniti che registrano una crescita ancora insufficiente a far calare drasticamente il tasso di disoccupazione, gli analisti del Credit Suisse in un report che Affaritaliani ha potuto visionare direttamente suggeriscono di puntare sui titoli azionari delle maggiori multinazionali impegnate sui mercati emergenti.
“Il tema della crescita dei mercati emergenti resta intatto” spiegano infatti gli analisti, aggiungendo che sono prevedibili nuovi allentamenti della politica monetaria e un miglioramento del quadro macroeconomico. Gli investitori potrebbero dunque approfittare della crescita degli emergenti investendo su un portafoglio di titolo di grandi aziende multinazionali che già in passato si sono dimostrati in grado di offrire una performance migliore di quella degli indici azionari mondiali pur presentando una volatilità minore rispetto ai mercati emergenti.
Di una trentina di gruppi multinazionali tenuti sotto osservazione dagli esperti di Credit Suisse sono al momento quelli appartenenti al settore energetico e dei beni di consumo a mostrare le valutazioni più attraenti. Tra i nomi indicati, godono di un giudizio “buy” (acquistare) nel settore energetico il gruppo britannico Tullow Oil, tra i beni di consumo la svizzera Dufry e la britannica SabMiller, tutti con un’elevata esposizione ai mercati emergenti (pari all’80% in termini di Ebit, ossia risultato operativo, per Tullow Oil e tra il 75% e il 70% per Dufry e SabMiller).
Meno esposti ma comunque giudicati da acquistare (“buy”) sono anche titoli come il gruppo aurifero canadese Barrick Gold, il tecnologico svizzero Meyer Burger Technology, il produttore di birra danese Carlsberg e il produttore di tabacco britannico British American Tobacco, piuttosto che il colosso finanziario britannico Hsbc, oltre a gruppi high-tech come le statunitensi Intel e Qualcomm, i gruppi minerari inglesi Xstrata e Rio Tinto, la finlandese Nokia, il gruppo americano Schlumberger (servizi per il settore energia), l’high-tech olandese Asml e la greca Coca-Cola Hellenic, tutti tra il 70% e il 55% di esposizione ai mercati emergenti.
Gli ultimi “buy”, in ordine di esposizione all’andamento della crescita dei mercati emergenti, sono destinati dagli analisti alla svizzera Cie Financiere Richemont, all’inglese BG Group e alle statunitensi Halliburton, Philip Morris e Coca-Cola. Come dire che se volete puntare su una selezione di bei nomi internazionali in grado di dare “pepe” al vostro portafoglio, non avete che l’imbarazzo della scelta.
Luca Spoldi


Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.






































