Portafoglio/ Dopo la morte di Kim Jong-il agenzie di rating e banche d’affari prudenti sui bond coreani
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La notizia ufficiale giunta stamane della morte del dittatore nordcoreano Kim Jong-il a causa di un “affaticamento durante un viaggio in treno sabato”, ossia a seguito di un ictus o di infarto, ha messo in allarme i mercati finanziari asiatici, con Seul che ha ceduto il 3,15% mentre Shanghai ha chiuso poco sotto i valori di venerdì scorso e Tokyo ha ceduto l’1,26%. Mentre la Corea del Nord ha già fatto sapere che il figlio minore di Kim, Kim Jong-un, sarà il suo “grande successore”, le reazioni delle principali agenzie di rating sono all’insegna della prudenza.
Fitch Ratings ha annunciato che la morte di Kim Jong-il non è un evento tale da portare a una revisione del rating sovrano della Corea del Sud, ma che dà luogo ad ulteriore incertezza, mentre Standard & Poor’s ha dichiarato che una successione senza scosse in Corea del Nord non influenzerà di merito credito del paese asiatico, che sarebbe influenzato negativamente solo se vi fossero problemi nella situazione relativa alla sicurezza nella penisola coreana o un crollo del regime nordcoreano.
Infine Moody’s ha annunciato che la morte di Kim è improbabile possa cambiare i “fondamentali economici e finanziari” della Corea del Sud, aggiungendo di credere che la probabilità di un collasso del regime della Corea del Nord o di nuovi focolai di guerra restino remote anche a fronte dell’attuale incerta situazione.
Prudenti anche le prime reazioni delle principali banche d’affari occidentali: il Credit Suisse in particolare in previsione di una maggiore incertezza politica nei prossimi pochi mesi e le elevate valutazioni già raggiunte dei titoli della Corea del Sud suggerisce di prendere profitto su quattro obbligazioni corporate su cui finora aveva un giudizio di “hold” (mantenere).
Si tratta in particolare di tre emissioni denominate in franchi svizzeri (Hyundai Capital 2,25% 2010/2014, Kexim 2,375% 2003/2015 e Hyundai Capital 3% 2007/2015) ed un’emissione denominata in dollari statunitensi (Shinhan Bank 4,125% 2010/2016). “Crediamo che vi saranno migliori occasioni d’ingresso su questi titoli obbligazionari nei prossimi mesi” sottolineano infatti gli esperti. “Gli investitori in grado di tollerare la volatilità mark-to-market possono peraltro continuare a tenere questi bond, in quanto riteniamo che i rischi di default su tali titoli rimangono bassi”.
Luca Spoldi


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