Portafoglio/ Ecco come portare a casa il massimo risultato col minimo sforzo grazie al nuovo bond Enel

Lunedì, 6 febbraio 2012 - 12:29:00

Ha preso il via stamane (e si concluderà il prossimo 24 febbraio) l’offerta del nuovo bond Enel scadenza 2018 destinato agli investitori retail, suddiviso in due tranche a tasso fisso o variabile. Conviene aderire all’offerta o c’è di meglio sul mercato? Sicuramente l’offerta ha un suo appeal anche se per ogni valutazione puntuale sulla convenienza o meno del titolo occorrerà attendere le specifiche dell’offerta in termini di rating e interessi.
 
Per ora si sa che l’emissione (che parte da 1,5 miliardi ma potrebbe salire sino a 3 miliardi di controvalore in base all’andamento della domanda, comunque molto liquida e destinata alla quotazione sul Mot) pagherà nel caso del tasso fisso una cedola annuale pari al tasso mid swap a 6 anni maggiorato di uno spread che non potrà essere inferiore al 3,10%, il che al momento significa attorno al 4,86% (stamane il mid swap a 6 anni oscilla sull’1,76%, in ulteriore lieve calo come ormai da fine anno). Sulla stessa scadenza un titolo di stato a tasso fisso come un Btp offre stamane attorno al 4,66%, dunque vi è una lieve convenienza a sottoscrivere il bond dell’Enel rispetto a un (teoricamente) più “solido” titolo di stato di pari duration (ossia durata finanziaria del titolo, che però indica anche la volatilità cui le quotazioni del titolo medesimo sono soggette al variare dei tassi di mercato).

E l'a.d. Enel, Fulvio Conti lancia il bond con un video su Youtube

 

Per quanto riguarda la tranche a tasso variabile si sa che dovrà offrire una cedola (pagata in questo caso su base semestrale) pari al tasso Euribor a 6 mesi maggiorato anche in questo caso di uno spread che non potrà essere inferiore al 3,10%, vale a dire attorno al 4,491% (stamane l’Euribor a 6 mesi è stato fissato all’1,391% in calo dal precedente 1,391%), mentre un CctEu scadenza aprile 2018, anch’esso a tasso variabile e con cedola semestrale indicizzata all’Euribor a sei mesi (maggiorato dell’1%), paga stamane il 5,02% lordo.

Se le condizioni di mercato da qui alla data di chiusura del collocamento non cambieranno sembrerebbe dunque più interessante puntare sulla tranche a tasso fisso che non su quella a tasso variabile, avendo quest’ultima una più che valida alternativa nel titolo di stato di pari durata, oltretutto sicuramente più liquido e dunque in prospettiva ulteriormente meno soggetto a eventuali sbalzi di quotazioni. Resta naturalmente la fondamentale differenza tra i due strumenti, il primo essendo adatto a quegli investitori che sono comunque più confidenti circa un esito positivo dell’attuale crisi del debito sovrano che da due anni pesa sui mercati finanziari europei, il secondo più idoneo a un investitore maggiormente prudente che intende rischiare il minimo indispensabile e voglia proteggersi anche dall’eventualità che, una volta che fosse superata felicemente l’attuale fase di incertezza, i tassi tornassero a salire.

Quest’ultimo punto è forse quello da valutare con maggiore attenzione: al momento i mercati stanno tentando di “normalizzarsi” dopo gli scossoni dello scorso autunno grazie all’ingente massa di liquidità pompata dalla Banca centrale europea nel sistema per evitarne il collasso e un quasi inevitabile “credit cruch” che avrebbe ulteriormente accentuato la crisi economica che sta attraversando l’Europa in questi mesi tagliando il credito alle sue aziende e provocando verosimilmente un incremento dei fallimenti per i gruppi meno robusti. Ma una volta che la “normalità” sarà ristabilita non sarà più necessario tenere i tassi su livelli così modesti e anzi si procederà ad un graduale ritiro della liquidità presente sui mercati per evitare la crescita dell’ennesima “bolla” speculativa.

Quando questo avverrà i tassi risaliranno, ma il timing al momento è molto incerto: la Federal Reserve ha già fatto sapere che manterrà i tassi vicino allo zero sino al 2013 inoltrato, Mario Draghi difficilmente ripeterà l’errore del suo predecessore ai vertici della Bce, Jean-Claude Trichet, che lo scorso anno inopinatamente alzò per due volte di uno 0,25% il costo del denaro in Eurolandia, aumenti che già Draghi ha provveduto a neutralizzare riducendo di altrettanto i tassi di riferimento in Eurolandia e preparandosi a iniettare entro fine mese altre centinaia di miliardi di euro di liquidità nel sistema, mentre continua a comprare i bond dei paesi in maggiore difficoltà (ieri Spagna e Italia, oggi Portogallo).

Per un investitore attivo questo potrebbe voler dire che vi sarà tempo per cambiare cavallo e passare dal bond a tasso fisso alla tranche a tasso variabile da qui ai prossimi uno-due anni, in base agli umori del mercato, ottimizzando così il rendimento del proprio portafoglio obbligazionario.

Luca Spoldi



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