Pmi/ Rapporto UniCredit: cresce la fiducia ma resta il timore di "credit crunch"

Venerdì, 4 dicembre 2009 - 13:10:00

LEGGI IL VI RAPPORTO UNICREDIT INTEGRALE
Le piccole e medie imprese tornano a sperare ma l'impatto prodotto dalla crisi economica fa rimanere invariato il timore di ''credit crunch'' da parte degli imprenditori. E' quanto emerge il VI Rapporto UniCredit sulle Piccole Imprese, focalizzato sulle reazioni degli imprenditori per affrontare questo momento di difficolta' e per comprendere su quali basi e punti di forza e' possibile un ritorno alla crescita del sistema Paese. L'indagine, condotta a settembre attraverso un questionario sottoposto a piu' di 200 tra Confidi e Associazioni di Categoria su un campione di oltre 6mila interviste, rileva ''in modo chiaro che l'impatto della crisi sulle imprese deve ancora manifestarsi completamente''.

Operai fabbrica

Nonostante i timori per l'andamento dell'economia reale, pero', il rapporto evidenzia una tenuta dell'indice di fiducia delle piccole imprese (che passa da 92 nel 2008 a 93 nel 2009). ''Particolarmente positivi - si legge - sono stati i giudizi espressi dalle previsioni riguardo ai 12 mesi futuri che quest'anno toccano il livello piu' alto mai raggiunto nelle scorse indagini portandosi a 110, + 10 punti rispetto al 2008, mentre il giudizio sui 12 mesi passati e' sceso a 77, -7 punti rispetto allo scorso anno''.

C'e' poi un'inversione di tendenza tra i settori merceologici d'appartenenza degli intervistati: il commercio al dettaglio guadagna 6 punti rispetto al 2008 diventando piu' fiducioso del commercio all'ingrosso che perde 4 punti. Inoltre, perdendo ben 7 punti rispetto all'anno scorso, l'industria risulta il settore meno fiducioso in assoluto. C'e' un grosso recupero del Sud che guadagna ben 7 punti e diventa l'area piu' fiduciosa d'Italia. Peggiora, al contempo, il rapporto banche-imprese rispetto ai valori precedenti, ''segnale - sottolinea l'indagine - che va ripensato alla luce dei recenti eventi''.

Sono quattro, infatti, le ''paure'' degli imprenditori: continuita' nell'erogazione del credito alle imprese; capacita' di valutazione dei progetti imprenditoriali e di gestione delle situazioni creditizie critiche; capacita' di predisporre strumenti di valutazione e regole di giudizio in grado di superare il trade-off tra standardizzazione del metodo e customizzazione del prodotto; compressione del credito sul breve periodo.

Ad ogni modo, sostiene il rapporto, ''il settore bancario ha saputo sostenere l'economia produttiva, a fronte della debolezza in termini di patrimonializzazione delle imprese''. Le banche italiane, sottolinea ancora l'indagine di Unicredit, ''di fronte alla crisi hanno saputo dimostrarsi flessibili in termini di valutazione del rischio di credito, quando i modelli di valutazione del merito creditizio ispirati a Basilea II si sono dimostrati prociclici. Il nuovo modo di fare banca ripone maggiore attenzione alla relazione con il cliente, a porsi come riferimento stabile sul territorio, a stringere accordi significativi con partner strategici quali Confidi e Associazioni di Categoria, che vengono cosi' a svolgere un importante ruolo di mediazione con le banche rispetto all'accesso al credito delle piccole imprese''.

Dagli imprenditori ''emerge la consapevolezza'' di ''un cambiamento strutturale dei mercati'' e per ''un rilancio fattivo'', alle aziende ''occorre un miglioramento qualitativo nelle produzioni che necessita investimenti in capitale fisico e umano di notevole entita'. Se da piu' parti ''viene invocata una 'nuova' politica industriale costituita da una rinnovata politica fiscale, maggiori incentivi in ricerca e sviluppo, sostegno nella crescita per acquisizioni esterne'', occorre anche ''un rapporto con il sistema finanziario sempre piu' leale e trasparente''. E per questo, conclude l'indagine, e' fondamentale che l'impresa si presenti ''meglio'' e ''con maggiore consapevolezza alla banca'' e che la banca, dal canto suo comprenda ''a tutto tondo'' il ''business dell'impresa per fornire liquidita' e offrire soluzioni adeguate alle esigenze produttive''.

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