Casi e casini di Borsa/ Le parole di Tronchetti Provera non scaldano gli animi, in calo Pirelli e Pirelli Re
L’assemblea di Pirelli Re non porta novità di rilievo e Piazza Affari, che negli scorsi giorni si era illusa potessero esservi novità imminenti per lo spin off delle attività immobiliari del gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera, atteso per l’estate, punisce i titoli tanto della casa madre, Pirelli & C. (-1,4% circa a metà seduta a Milano), quanto della stessa Pirelli Re (-2,8% il titolo ordinario, -0,7% le azioni di risparmio). 
Marco Tronchetti Provera e la moglie
I soci intanto hanno dato via libera al bilancio dell’esercizio 2009 chiusosi con una perdita di circa 95,2 milioni di euro (99,9 milioni di euro nell’esercizio 2008) portata integralmente a nuovo. La perdita netta di competenza a livello consolidato è pari a 104,3 milioni di euro, quasi dimezzata rispetto all’esercizio precedente (195 milioni di euro). Rinnovata anche la fiducia all’amministratore Giulio Malfatto, nominato amministratore delegato della società a inizio aprile 2009 in occasione delle dimissioni di Carlo Alessandro Puri Negri dalla carica di amministratore e vice presidente. Intervenendo nel corso dell’assemblea Marco Tronchetti Provera ha ribadito che la separazione delle attività immobiliari da quelle dei pneumatici appare ormai “una necessità” e si è detto convinto che “creerà valore per tutti gli azionisti”, tanto più che Pirelli Re “ha l’autonomia per poter andare avanti da sola”.
Parole che a Piazza Affari non sono bastate, dopo la smentita giunta nel weekend delle voci di un prossimo ingresso di nuovi soci nel capitale (si parla da tempo di un possibile interesse dei Malacalza, che però al momento non si è concretizzato) e la precisazione che “non è in corso nessuna trattativa e che quindi non sono stati stabiliti né tempi né modalità per eventuali operazioni”, fermo restando che “le numerose manifestazioni d’interesse ricevute finora dalla società da parte di più soggetti per valutare forme di partnership o di aggregazione testimoniano la solidità di Pirelli Re e la validità del modello di business adottato”.
Quanto al presunto “deconsolidamento del debito di Pirelli Re, pari a 11,5 miliardi di euro”, a fronte di un patrimonio gestito di 16 miliardi di euro, la nota di Pirelli Re ha precisato che il debito netto è pari a circa 450 milioni di euro e che gli 11 miliardi di euro “rappresentano il debito bancario complessivo dei veicoli cui Pirelli Re partecipa solo con quote di minoranza, mediamente pari a circa il 26%”. Pertanto il debito pro quota riconducibile a Pirelli Re “è pari a poco meno di 3 miliardi di euro, in alcun modo consolidato dalla società e non recourse”. Una precisazione importante e opportuna visto i tempi che corrono ma che non ha scaldato gli animi degli operatori, come non sembrano averlo fatto le motivazioni che lo stesso Tronchetti Provera ha ribadito essere alla base dello spin off: “il tenere insieme immobiliare con pneumatici ha prodotto tre tipi di effetti” ha spiegato.
“Il primo è uno pluralità di attività che colpisce il valore per tutti azionisti” a causa dello “sconto holding”, il secondo “è la valutazione a sconto della singola attività industriale (di Pirelli & C., ndr) in rapporto ai competitor”, il terzo elemento “che lascia un’ombra sul mercato, trovata riflessa sulla stampa, è quella della non sostenibilità autonoma da parte di Pirelli Re”, che ad oggi può contare su Nav immobiliare (calcolato come saldo tra valore di mercato pro quota degli asset immobiliari partecipati e il debito bancario netto pro quota dei veicoli e fondi partecipati) di 1,2 miliardi di euro e su un capitale netto investito pari a circa 100 milioni di euro negli Npl e 200 milioni di euro nella piattaforma servizi.
“Facciamo questo scorporo per togliere questa ombra”, ha concluso Tronchetti Provera, ma per ora Piazza Affari non sembra credere al manager brizzolato e continua a rimpiangere il mancato accordo con Fimit dello scorso dicembre, Fimit che nel frattempo ha optato per intavolare trattative con DeA Capital per giungere ad una fusione delle proprie attività con quelle di First Real Estate, un matrimonio che in caso di successo darebbe vita a un gruppo da 8 miliardi di euro di masse gestite con 19 fondi immobiliari di cui 5 quotati. Numeri guardando ai quali la delusione ancora palpabile in borsa assume un senso più chiaro.
Luca Spoldi



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