Casi e casini di Borsa/ Pininfarina corre dopo conferma alleanza con Bollorè e voci di takeover
Pininfarina superstar a Piazza Affari, dove il titolo guadagna oltre il 22 rimbalzando sopra i 3,5 euro per azione il giorno dopo l’annunciata intesa che da tempo ci si attendeva fosse siglata col finanziere bretone Vincent Bollorè, partner del gruppo italiano nel progetto Blue Car per la realizzazione di un’auto elettrica, progetto che sembrava destinato a subire un rallentamento dopo la decisione di far produrre le 4 mila vetture alla torinese Cecomp (ma lo stesso Bollorè aveva subito precisato che le seguenti sarebbero state “prodotte in gran parte prodotte da Pininfarina”).
Di fatto dopo l’intesa di ieri Pininfarina (e dunque le banche creditrici) ha il diritto di vendere (put) la propria partecipazione (50%) nella joint venture Vèhicules Electriques Pininfarina Bollorè che produrrà la Blue Car e potrà esercitare il put tra il primo marzo del prossimo anno e il 15 marzo 2013 per un prezzo di 10 milioni di euro, corrispondente al valore di libro già iscritto nell’attivo del bilancio Pininfarina. Se Pininfarina non eserciterà il put e tra il primo marzo 2011 ed il 20 dicembre 2022 si dovesse verificare una situazione di stasi, sarà invece il fianziere bretone a poter esercitare un diritto di acquisto (call) sulla partecipazione di Pininfarina nella joint venture per l’identico prezzo di 10 milioni di euro.
Se infine Bollorè dovesse divenire il socio di maggioranza di Pininfarina (ipotesi da tempo oggetto di rumors di borsa) la società italiana avrà diritto ad essere scelta come fornitore di produzione delle vetture elettriche a parità di offerte di terzi in termini di prezzo, expertise e qualità (e fatte salvo le 4 mila vetture di Cecomp). Dunque Bollorè non si lega le mani e resta anzi libero di destinare ad altri gruppi parte o tutta la produzione di Blue Car anche se, secondo la stampa francese, a Pininfarina verrebbe in questo caso riconosciuta una “commissione di licenza” per l’utilizzo del marchio e l’ulteriore contributo di stile per le future versioni della Blue Car. Quanto basta per superare il recente empasse e far ripartire la collaborazione tra i due gruppi.
Ma a Milano tiene banco anche un’altra voce: quella secondo cui su Pininfarina avrebbe messo gli occhi anche Magna International, il gruppo austriaco-canadese tra i leader mondiali dei fornitori di parti per auto (tra i suoi clienti figurano dall’Alfa Romeo alla Volvo, da Renault a Ferrari, dai produttori di Detroit a quelli asiatici), da tempo intenzionata ad acquisire un produttore d’auto per integrarsi verticalmente e che tuttavia non ha finora successo (a vuoto sono andati i tentativi per rilevare Aston Martin dalla Ford e più recentemente Opel/Vauxhall da GM). In questo senso Pininfarina potrebbe per Magna rappresentare una preda ideale, in grado di rafforzare i servizi offerti dalla controllata Magna Steyer e per di più senza un forte azionista industriale alle spalle che potrebbe preferire non avvantaggiare troppo un potenziale concorrente.
Luca Spoldi



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