Combustibili/ Pilloni di Progetto Ecologia ad Affari: il pellet è la soluzione verde per il riscaldamento
| La lavorazione del pellet/ I residui del legno, dopo una prima tritatura, vengono caricati sulla tramagia, una grossa macchina, e attraverso un mulino a coltelli macinati ulteriormente, per poi passare attraverso una griglia. Il legno triturato arriva quindi su un altro tappeto di scorrimento, viene essiccato affinché perda la sua naturale umidità, nociva per la realizzazione di un buon combustibile a pellet. Il prodotto passa dunque attraverso un secondo mulino, è poi aspirato e immesso in un grosso silos, in attesa d’ esser cubettato amalgamato con la segatura. Le macchine cubettatrici formano il pellet vero e proprio senza usare alcuna sostanza additiva poiché la lignina funge da collante naturale. Il pellet esce dalle macchine in piccoli cilindri che hanno una temperatura di 70 gradi circa, sono fatti scorrere lungo in un nastro di raffreddamento e infine imballati. I cicli di produzione del pellet, in maniera più vasta e particolareggiata, sono descritti sul sito della Progetto Ecologia: www.progettoecologia.it. |
Questo tipo di approccio è condiviso da Leonardo Piloni, l’ideatore della Progetto Ecologia, una Società italiana che da due anni si occupa della produzione di combustibile non inquinante. Piloni è imprenditore di varia esperienza che ha creduto nella possibilità di investimento e di successo economico in una nuova impresa, condividendo gli obiettivi dell’AIEL.
La Progetto Ecologia infatti produce pellet e gli impianti per realizzarlo. Il pellet è un combustibile naturale, dunque ecologico, che viene fabbricato a partire dalla segatura vergine residua dalla lavorazione del legno, essiccata e pressata in modo da ottenere piccoli cilindri di 6/8 millimetri che permettono una densità energetica doppia rispetto a quella del legno ed un risparmio del 30-40% sulle spese. Il pellet bruciando elimina tanta anidride carbonica quanta ne ha assorbita la pianta dall’ambiente perciò non inquina. In Italia al momento si consumano circa un milione di tonnellate di pellet ma se ne producono solo circa 650mila, perciò il mercato ha bisogno di incremento: in tutto ciò ha creduto Leonardo Piloni.
Ci spiega che naturalmente non è stato facile: “I nostri nuovi impianti sono stati costruiti in Bulgaria, a Raslog. Sono diretti da due italiani ed un bulgaro ed ora funzionano bene. I problemi sono tanti – di origine burocratica ma anche quotidiana, di produzione, manutenzione ecc. Però il nostro progetto ha successo. Il mercato italiano sta cominciando ad accogliere il prodotto e l’esempio di amalgamazione sociale tra i nostri dirigenti e quelli locali è notevole. C’è fusione di volontà e di esperienze in un gruppo giovane non solo di età ma anche di spirito e soprattutto di volontà. Sono dirigenti la cui formazione è avvenuta direttamente in fabbrica, a stretto contatto con i cicli di produzione del pellet, con gli operai. Gli italiani ora parlano il bulgaro, e viceversa. Ci sembra di essere in qualche modo pionieri e di realizzare un combustibile con del materiale che altrimenti non sarebbe più stato usato – lo scarto della lavorazione del legno - ma che invece non inquina l’aria, non sporca, è economico. Per il momento il pellet è usato soprattutto nel riscaldamento privato, ma stiamo cercando di sensibilizzare il mercato ad usarlo anche per caldaie più grandi: negli alberghi; oppure nelle scuole, negli ospedali…. Allora davvero l’approccio ambientale potrebbe risentirne positivamente, ci sarebbe probabilmente un sensibile calo di sostanze inquinanti – quelle dovute al riscaldamento - nell’aria”.
Lucilla Noviello



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