Economia/ Pil inglese giù anche nel terzo trimestre, per Gordon Brown è mission impossibile
Tonfo inatteso per il Pil della Gran Bretagna: National Statistics stamane ha annunciato un calo dello 0,4% su base trimestrale nel terzo trimestre per il prodotto interno lordo britannico, il sesto trimestre consecutivo in rosso, una sequenza record da quando nel 1955 si è iniziato a tenere traccia di questa statistica. 
Gordon Brown
Il dato ha sorpreso gli economisti che in media si attendevano invece un recupero pari allo 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. A trascinare al ribasso il Pil sono stati sia il settore dei servizi (che pesa per il 76% del Pil inglese), in calo dello 0,2%, sia quello manifatturiero (-0,2%, con la produzione industriale in calo dello 0,7%) e le costruzioni (-1,1%).
Che qualcosa potesse non andare così bene come sperato lo si era in parte capito in settimana, quando il Cancelliere dello Schacchiere (ossia il ministro dell’Economia), Alistair Darling aveva anticipato di volersi concentrare sul rafforzamento dei primi segnali di ripresa dell’economia, ribadendo che il Regno Unito non dovrebbe rassegnarsi ad un periodo di “austerità” a causa del crescente debito pubblico, quanto piuttosto stimolare la crescita in modo da rendere più facile ripagare il debito medesimo. La crescita, aveva spiegato Darling, “non solo è il modo migliore per creare lavoro e aumentare il livello di benessere, è anche il modo migliore per guadagnare soldi e ripagare il debito”. Ritirare le misure di supporto all’economia varate dal premier Gordon Brown “metterebbe a rischio la ripresa e lascerebbe le persone ad affrontare la disoccupazione” aveva sottolineato il ministro.
Parole apparse ad alcuni inopportune in un tempo in cui visti i primi segnali di recupero si sta iniziando a parlare di “exit strategy”, ma dopo il dato odierno sono pochi gli analisti a credere che la Bank of England, finora intenzionata a non espandere ulteriormente il programma di riacquisto dei bond una volta esaurito il budget attuale (175 miliardi di sterline), rimarrà impassibile.
Anche perché il Regno Unito rischia di essere l’ultimo dei Sette “grandi” ad uscire dalla crisi, superata persino da Canada e Italia che dovrebbero aver visto il Pil recuperare terreno nel III trimestre dopo che già Francia, Germania e Giappone sono virtualmente uscite dalla recessione alla fine del secondo trimestre dell’anno.
A pagare il conto più alto per la peggiore crisi economica dalla Grande Depressione ad oggi rischia così di essere il primo ministro Gordon Brown, se non riuscirà nel miracolo di far riavviare i motori dell’economia inglese in tempo per le elezioni politiche del prossimo giugno. Ad oggi nei sondaggi Brown si trova in svantaggio del 17% circa rispetto al suo avversario, il conservatore David Cameron e certo non può essere soddisfatto dell’attuale scenario macroeconomico.
Secondo le ultime stime, infatti, il Pil calerà del 4,4% nel 2009 (ma il dato attuale fa salire al 5,9% il calo dall’inizio della recessione, in linea col -6% segnato a cavallo degli anni Settanta e Ottanta) per poi tornare a crescere dell’1,3% nel 2010. Crescita sui cui tempi e sui cui modi Brown si gioca quella che in molti definiscono una vera “mission impossible”.
Luca Spoldi



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