Portafoglio/Uragani, dollaro debole e tensioni in Medio Oriente: come guadagnare col rincaro del petrolio

Lunedì, 9 novembre 2009 - 21:00:00

Petrolio mercati

Le conclusioni del vertice del G20 di St Andrews, in Scozia, che in sintesi rinvia ogni concreta iniziativa per avviare una “exit strategy” rispetto alle misure straordinarie a sostegno dell’economia varate dai vari paesi, rilanciano stamane le  borse e indeboliscono il dollaro. Anche perché su altri temi come l’introduzione di una tassazione sulle transazioni finanziarie e di forme di maggiore responsabilità delle istituzioni finanziarie verso la società (in soldoni: trovare il modo di far pagare alle banche almeno in parte il costo degli eventuali fallimenti e non scaricarlo ogni volta sui contribuenti), come pure riguardo il finanziamento della “ambiziosa” lotta contro i cambiamenti climatici le dichiarazioni del vertice dei Venti sono vaporose quanto una meringa ma di fatto, nuovamente, rinviano ogni decisione concreta a futuri appuntamenti.

Immediata la reazione sul dollaro, contro cui l’euro ormai si è riportato attorno a quota 1,50, ma questa a sua volta provoca nuovi allunghi delle principali materie prime, dai metalli preziosi a quelli industriali, fino al petrolio. E proprio il petrolio potrebbe essere un tema d’investimento interessante perché oltre allo spunto di cronaca sembrano esservi almeno altre tre buone ragioni per immaginare un rialzo del greggio nelle prossime settimane.

Anzitutto novembre è storicamente mese di uragani nell’area del Golfo del Messico ed anche in queste ore le notizie non promettono nulla di buono, con Ida che dopo aver devastato El Salvador ha già fatto scattare l’allarme sulle coste dell’Alabama, del Missisipi e della Luisiana fornendo agli investitori un ottimo motivo per acquistare future sul petrolio in vista di eventuali danni alle istallazioni petrolifere che ne rallentino la produzione o la distribuzione. 

Certo, non siamo ancora ai livelli del 2004 e del 2005, quando uragani come Ivan o Katrina devastarono l’area sia in termini di vite umane sia di miliardi di dollari di danni, ma dopo un paio di stagioni relativamente tranquille l’allarme si sta nuovamente alzando. In ogni caso con l’inverno alle porte la domanda di combustibile da riscaldamento tende ad aumentare e questo fattore dovrebbe ulteriormente offrire sostegno alle quotazioni del greggio.

Se poi alcuni mercati come la Cina torneranno a crescere in modo sostenuto nei prossimi trimestri, è probabile che la domanda mondiale di petrolio, calata quest’anno, possa tornare a recuperare terreno già dall’anno venturo, sia pure ad un ritmo moderato e facilmente controllabile da parte dell’Opec e dei principali paesi produttori (che tuttavia non hanno certamente interesse a veder scivolare le quotazioni sotto i 70 dollari al barile).

C’è di più: al rialzo dell’oro nero contribuiscono le poco rassicuranti notizie che giungono dall’Arabia Saudita, dove crescono le tensioni e gli scontri militari lungo i confini meridionali con alcuni gruppi ribelli sciiti yemeniti. Una escalation che rischia di provocare nuove tensioni fondamentaliste in tutto il Medio Oriente, come sembra testimoniare la richiesta giunta al monarca saudita Abdullah da parte della guida suprema dei Fratelli Musulmani d’Egitto, Muhammad Mahdi Akif, di fermare l’offensiva militare in corso nel Sud del paese contro i seguaci dell’imam Abdel Malik Houthi.

Come approfittare di questo stato di tensione? Anzitutto puntando sui titoli di compagnie petrolifere, cercando di evitare quelle con investimenti concentrati principalmente nelle due aree sopra descritte, così da poter beneficiare dell’eventuale rialzo delle quotazioni del greggio senza patire troppe incertezze circa l’impatto di eventuali danni alle proprie infrastrutture. Eni, ad esempio, guadagna oggi oltre l’1,5%, Bp il 2,4%, Total l’1,7%, solo per citare alcuni dei big europei del comparto.

Altra possibilità è di puntare direttamente sull’andamento delle quotazioni del greggio, acquistando Etf che riproducano indici di settore come il Db X-Tracker DJ Stoxx 600 Oil & Gas (gli quivalenti Etfx Dow Jonws Stoxx 600 Oil & Gas Fund o Lyxor Etf Dj Stoxx600 Oil & Gas) o come il Db X-Tracker DJ Stoxx 600 Basic Resources (o il Lyxor Eft DJ Stoxx 600 Basic Resources).

Se siete infine fortemente attratti dal rischio e avete competenze e tempo da dedicare ad un’attività di trading, potete puntare direttamente sull’acquisto (e vendita) di future sul petrolio, come quello sul “light sweet crude” trattato sul Chicago mercantile Exchange (Cme), uno strumento nato per le operazioni di copertura da parte degli investitori istituzionali e delle grandi compagnie industriali o di trasporto ma che ormai anche un investitore individuale può acquistare sfruttando i servizi di trading online delle principali sim italiane che offrono servizi specializzati come Directa Sim.

Luca Spoldi

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