Parmalat, Tar Lazio: l'Opa di Lactalis è regolare
Nuovo capitolo della vicenda Parmalat. Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensiva dell'Opa lanciata da Lactalis su Parmalat. La decisione è stata presa dal consigliere delegato della I sezione Roberto Politi che ha ritenuto la questione meritevole di essere valutata dal tribunale in sede collegiale. Ragione questa per la quale è stata fissata per il prossimo 8 giugno l'udienza davanti alla prima sezione.
Alla base del ricorso del Codacons e dell'Associazione Utenti Servizi finanziari, bancari e assicurativi, c'è la ritenuta violazione dei principi del Testo Unico della Finanza e del Regolamento emittenti, e le carenze sul fronte della trasparenza che non consentirebbero scelte consapevoli per nessuno dei soggetti coinvolti nell'Opa: investitori, Parmalat, parti sociali e consumatori.
Intanto la Procura di Milano ha iniziato gli interrogatori dei funzionari di SocGen e Intesa. Parallelamente al fronte finanziario, dove il Cda di Parmalat ha ritenuto non congruo il prezzo offerto da Lactalis (2,60 euro) per ogni azione Parmalat, procede così quello giudiziario dell'inchiesta sulla scalata di Lactalis e sui rapporti fra l'advisor dei francesi e la banca capofila della (mai nata) cordata italiana.
Alla procura di Milano, secono i rumors, sono cominciati lunedì gli interrogatori di funzionari delle banche, sentiti come testimoni, e sono proseguiti anche ieri per buona parte della giornata, dopo le perquisizioni effettuate la scorsa settimana dal nucleo valutario della Guardia di Finanza di Milano presso Intesa, SocGen, Lazard e Credit Agricole. L'attenzione del pm Eugenio Fusco sarebbe concentrata in questo momento sui modelli organizzativi richiesti dalla legge 231 sulla responsabilita' amministrativa delle imprese. Sotto osservazione ci sarebbero in particolare il modo in cui le due banche considerano nei rispettivi modelli la circostanza di due manager che lavorino allo stesso dossier e siano legati da una relazione coniugale: e' il caso di Patrizia Micucci, capo dell'investment banking di SocGen in Italia, e di Fabio Cane', responsabile dei progetti speciali e del private equity di Intesa Sanpaolo. Micucci e' indagata per aggiotaggio, Cane' per insider trading. Insieme con loro, sempre per aggiotaggio, sono stati iscritti nel registro degli indagati Carlo Salvatori, presidente di Lazard Italia, e Massimo Rossi, il manager italo-svedese capofila dei fondi esteri nella lista per il cda. Indagate sono anche le banche Lazard, Intesa Sanpaolo e SocGen, per la legge 231. Il faro su quel week-end appare solo uno degli elementi dell'inchiesta. Il focus sarebbe anche sul periodo precedente, attorno a febbraio, quando SocGen trattava per conto di Lactalis con Intesa Sanpaolo per la costituzione di un'alleanza per prendere il controllo di Parmalat.
Anche Bondi sarebbe stato contattato per far parte del progetto, con il ruolo di presidente di Parmalat. Non a caso e' proprio da un esposto di Bondi (candidato capolista di Intesa Sanpaolo per il cda in vista dell'assemblea del 25-28 giugno) che l'inchiesta ha preso l'avvio. Gli inquirenti vogliono verificare se Micucci e Cane' abbiano lavorato sul dossier anche in quella fase, e con quali ruoli e seguendo quali regole e cautele. L'inchiesta e' ancora agli inizi: interrogatori ed esami delle carte serviranno a tracciare un quadro completo di cio' che e' successo tra la fine di gennaio e il 22 marzo. E non e' detto che emergano violazioni di legge. Intanto oggi il Tar del Lazio si pronuncera' sul ricorso del Codacons che ha chiesto di bloccare l'opa di Lactalis.



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