Sforbiciata/ Panasonic, cura da cavallo sul lavoro. A casa oltre 40mila dipendenti

Giovedì, 28 aprile 2011 - 16:09:00
panasonic

Iniziano a sentirsi le conseguenze economiche del sisma che ha colpito Tokyo l'11 marzo su Corporate Giappone. Il colosso nipponico Panasonic, secondo una fonte interna, è pronto infatti a tagliare 40 mila posti di lavoro nei prossimi due anni nel tentativo di pareggiare i costi e difendersi dai concorrenti. Notizia che nonostante i conti non brillantissimi del 2010 ha fatto correre il titolo alla Borsa di Tokyo.
 
Secondo il quotidiano Nikkei, la compagnia, che impiega circa 380 mila persone, dovrà sostenere spese per oltre 1,22 miliardi di dollari, quest'anno, legate a una riorganizzazione delle strutture produttive.
 
Il gruppo ha annunciato che l'utile operativo è cresciuto del 60% a 305,3 miliardi di yen, (3,7 miliardi di dollari) nell'anno terminato a marzo ma non ha fornito stime sull'anno corrente, a causa dell'incertezza legata al disastro La possibile ristrutturazione che, se confermata, sarebbe la più grande mai compiuta per numero di addetti interessati, da un’azienda manifatturiera nipponica dunque dovrebbe interessare secondo le indiscrezioni oltre il 10% della forza lavoro e i tagli sarebbero localizzati in particolare fuori dal Giappone. Panasonic ha già sacrificato circa 15mila addetti in relazione alla crisi economica del 2008-2009, ridurrebbe così di nuovo il suo organico su scala globale entro marzo 2013, iniziativa che farebbe parte degli sforzi per razionalizzare le attività di Panasonic Electric Works e Sanyo Electric, diventata ora una controllata da inizio aprile.

Conferme precise in merito al piano di ristrutturazione di cui sopra dovrebbero arrivare oggi da Tokyo dalla conferenza stampa del presidente della compagnia Fumio Ohtsubo, che seguirà l’annuncio dei risultati finanziari dell’ultimo trimestre e dell’intero esercizio fiscale insieme alla presentazione del business plan.
Sul futuro della società, riportasempre il Nikkei, pesa l’investimento da 664 miliardi di yen (oltre 8,1 miliardi di dollari) operato l’anno passato per entrare nel capitale di Sanyo Electric e la sempre più agguerrita concorrenza esercitata dalle aziende sud coreane (Samsung e Lg Electronics), taiwanesi e cinesi.
 
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