Futuro Fiat/ Per Marchionne, dopo la firma con Chrysler, inizia la vera sfida

Giovedì, 30 aprile 2009 - 17:06:00


Ora per Marchionne inizia la vera sfida. E cioè riuscire ad entrare nel gotha mondiale dell'auto, piazzandosi, con almeno 6 milioni di auto vendute all'anno, fra i primi cinque costruttori del globo. Un obiettivo che, però, rischia di essere vanificato da un prezzo del petrolio ristagnante a 50 dollari al barile.

Marchionne, gli altri manager Chrysler e anche il presidente degli Stati Uniti lo sanno bene. Tanto che alla Casa Bianca sia per far ripartire l'industria dell'auto sia, allo stesso tempo, per far decollare la green economy obamiana, che ha il compito di traghettare il Pil a stelle e strisce fuori dalle secche della recessione, stanno pensando di aumentare le tasse sul carburante per incoraggiare l'utilizzo delle fonti energetiche alternative



Dopo le fiammate del greggio, che a inizio 2008 ha toccato quota 150 dollari al barile e lo scoppio della crisi economica, che ha messo in ginocchio l'economia non solo degli States, ma del mondo intero, gli americani hanno dovuto modificare i loro comportamenti di acquisto. Soprattutto sul fronte auto: hanno smesso di comprare i grossi Suv, gettonatissimi dopo il 2001 e che hanno caratterizzato la politica industriale degli ultimi cinque anni di General Motors, Ford e Chrysler e si sono orientati, al contrario, verso le auto di media e piccola cilindrata. Veicoli che bevono meno carburante. Un quadro che ha messo ulteriormente in crisi le Big Three di Detroit (già incalzate dalla concorrenza dei costruttori giapponesi, hanno dovuto ripensare la loro strategia, stoppando la produzione di jepponi da città) e che ha spalancato le porte del mercato americano al Lingotto. Desideroso di far sbarcare Oltreoceano nel prossimo futuro le sue utilitarie e la sua Alfa Romeo.

La crisi economica, poi, però, ha sgonfiato il prezzo dell'oro nero e gli americani si son rimessi a comprare i Suv, rendendo nuovamente incerto il destino non solo delle case automobilistiche statunitensi, ma anche di chi, sull'andamento del mercato delle quattroruote a stelle e strisce, vuole costruire le sue fortune. Fiat, in primis. Ora l'unica via d'uscita per i costruttori a stelle e strisce è che Obama metta mano alle accise sulla benzina. A Detroit, anche con i nuovi alleati, hanno già cominciato il pressing e alla Casa Bianca non saranno poi così sordi.

Andrea Deugeni

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