Manager del futuro/ Rodolfo De Benedetti: da Kos a Sorgenia. Vi presento il mio gruppo Cir
Sabato, 20 febbraio 2010 - 13:30:00
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"Il nostro sistema è senza alcun dubbio troppo complesso, bisognerebbe semplificarlo. La questione è sapere quando e come farlo. Al momento, tenendo conto del debito pubblico, non trovo realistico prendere in considerazione una diminuzione delle entrate fiscali. In realtà la sfida più importante, qui come negli Stati Uniti, è l'alto tasso di disoccupazione. Nel 2009 l'Italia ha perso circa 500.000 posti di lavoro e il fenomeno rischia di continuare. Le imprese che sono state obbligate a ristrutturare e a licenziare ora sono in posizione di attesa e non sono nelle condizioni di riassumere. La situazione più grave è quella dei senza lavoro che avranno esaurito le indennità di disoccupazione".
Voi che siete attivi nella componentistica per autoveicoli, come reagite all'annuncio del governo Berlusconi, la settimana scorsa, di porre fine agli incentivi?
"L'anno scorso era necessario agire per evitare il naufragio di tutta la filiera automotive. Ciò nonostante, gli aiuti pubblici hanno avuto alcuni effetti perversi. Hanno fatto credere che la capacità produttiva dei paesi sviluppati fosse adeguata, mentre ciò non è assolutamente vero. Dobbiamo confrontarci con un tema reale di sovraccapacità produttiva. Quando vedo che nel 2009 in Germania le vendite delle automobili hanno raggiunto un livello record, mi dico che un problema c'è. D'altronde gli incentivi sono terminati anche lì e quest'anno i costruttori tedeschi prevedono di vendere un milione di veicoli in meno. Questa è la prova che in alcuni paesi si è probabilmente fatto troppo".
La holding che Lei dirige, CIR, ha realizzato la migliore performance della Borsa di Milano nel 2009 con un rialzo del 150%. Come affronta il 2010?
"La performance del nostro titolo in Borsa nel 2009 vuol dire allo stesso tempo molto e poco. Una cosa è certa: la nostra strategia di diversificazione ha dimostrato di essere valida. Se fosse stata troppo spinta, la società sarebbe diventata ingestibile. Se fosse stata troppo timida, ci saremmo esposti molto di più alla recessione. Mi ricordo che in passato sul mercato ci era stato di volta in volta consigliato di concentrarci sull'una o sull'altra delle nostre attività. Fortunatamente non l'abbiamo fatto. Il nostro portafoglio comprende oggi cinque settori di attività ed è ragionevolmente bilanciato".
Nell'energia non vi confrontate con problemi di dimensione?
"Essere più piccoli di altri concorrenti presenta inconvenienti e vantaggi. In un mercato stabile il solo modo di crescere è acquisire i clienti dei concorrenti e questo richiede tempo. La nostra società energetica, Sorgenia, ha la fortuna di essere nata dieci anni fa, contestualmente all'emergere delle nuove tematiche ambientali. È per questo che noi oggi produciamo l'energia più "pulita" del paese, con centrali a ciclo combinato di ultima generazione, parchi eolici e fotovoltaici. Ecco, l'energia può essere una fonte di occupazione e un vettore per una ripresa economica. L'innovazione tecnologica apre larghi orizzonti a chi vuole produrre energia a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente. L'Europa, peraltro, potrebbe trarre vantaggio nell'adottare politiche più coordinate per lo sviluppo delle fonti rinnovabili nella prospettiva del dopo Kyoto. Penso che oggi l'energia possa rappresentare per l'Europa ciò che fu l'automobile negli anni '60".



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