Manager del futuro/ Rodolfo De Benedetti: da Kos a Sorgenia. Vi presento il mio gruppo Cir

Sabato, 20 febbraio 2010 - 13:30:00

Rodolfo de Benedetti

Rodolfo De Benedetti
"Se ci sarà un ritorno del nucleare, Sorgenia potrà avere un ruolo. L’energia rappresenta la maggior parte dei nostri investimenti". "Il settore della sanità non è stato colpito dalla recessione. Per il 2010, in Kos, non prevediamo nessuna flessione". E L'Espresso? "Ha saputo affrontare la sfida di Internet e del crollo della pubblicità". Ecco il business del gruppo Cir illustrato, a 360°,dall'amministratore delegato Rodolfo De Benedetti in un'intervista rilasciata al quotidiano francese Les Echos e che Affari pubblica integrale per primo in Italia. Il manager parla anche del caso Grecia, di tasse e, come il presidente Usa Barack Obama, sottolinea l'importanza della green economy: "Le energie rinnovabili, come l'automobile negli anni '60, possono rappresentare una nuova fonte di occupazione"


L'INTERVISTA

L'Italia sta uscendo timidamente dalla crisi: qual è il suo bilancio per l'anno 2009?
"Abbiamo appena vissuto la peggiore crisi dalla seconda guerra mondiale. La contrazione dell'economia è stata violenta e ha colpito quasi tutti i settori. Oggi che i mercati finanziari funzionano di nuovo normalmente si sono create le condizioni per un recupero. Ciò non toglie che in Europa la ripresa sia molto timida, mentre alcune aree del mondo come la Cina, l'India o il Brasile hanno ricominciato a crescere in modo più che significativo".

Quali possono essere i vettori  di ripresa?
"Nell'eurozona, si parla per quest'anno di una crescita dell'1%. Non è un dato confortante quando si pensa alla quantità di denaro iniettato nelle economie attraverso i piani di rilancio dei governi. La sfida principale con cui ci confrontiamo è riuscire a ritrovare un livello di attività accettabile, senza prolungare troppo a lungo le misure straordinarie intraprese per sostenere gli investimenti e i consumi".

In Italia la priorità non è quella di fermare l'impennata di un debito pubblico da record europeo, che supera quello greco?
"In tutte le grandi economie mondiali, il rapporto tra indebitamento pubblico e prodotto interno lordo ha toccato livelli record. Quella che si considerava 

Manager del futuro/ Classe 1961, due lauree (in Economia Politica e in Legge) Rodolfo De Benedetti è amministatore delegato di Cir e Cofide e presidente di Sorgenia e Sogefi. Le aziende di famiglia fondate dal padre Carlo De Benedetti. In Cir è entrato nel lontano 1990 dopo numerose esperienze all'estero soprattutto nel merchant banking. Ora la guida e sotto la sua gestione nel 2009, l'annus horribilis dei mercati, il titolo Cir in Borsa ha più che duplicato il suo valore
un'anomalia tipicamente italiana, è oggi un problema di tutti i principali paesi occidentali.  La riduzione della spesa pubblica è quindi una priorità per tutti. Ma non bisogna solo ragionare in termini di debito pubblico. Da noi il settore privato è molto poco indebitato. Il risultato è che il debito totale dell'Italia in rapporto al Pil è decisamente inferiore a quello di molti altri paesi, come dimostrato da un recente studio di McKinsey".

Condivide che l'Italia sia considerata un paese a rischio? Si può temere un contagio dalla crisi greca?

"Un peggioramento della crisi greca provocherebbe seri problemi a tutta l'Europa, non solo ai paesi mediterranei. Sembra comunque esserci una volontà politica di aiutare Atene e di evitare il contagio. In ogni caso, la situazione italiana non è paragonabile a quella greca. Da noi il deficit di bilancio è molto più basso. E lo ripeto: le imprese italiane sono meno indebitate e le famiglie continuano a risparmiare in misura significativa. Per quanto riguarda il nostro sistema finanziario, accusato di essere spesso troppo chiuso e troppo provinciale, ha resistito meglio degli altri e non ha avuto bisogno di piani di sostegno".

Il salvataggio della Grecia da parte dell'Europa Le sembra adeguato alla situazione?
"A mio avviso la soluzione ideale sarebbe un intervento del Fondo monetario internazionale, che possiede le competenze per affrontare la situazione, avendo gestito in passato questioni ancora più complicate. Da un punto di vista politico, inoltre, sarebbe preferibile che fosse questo organismo a negoziare con Atene le condizioni di un piano di sostegno e a verificarne l'attuazione nel tempo. Questa crisi mostra i limiti del modello attuale di integrazione europea. Mi auguro che nel medio termine l'Europa possa essere più solida e in grado di prevenire rischi di questo genere".

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