I cinesi e la crisi mandano Natuzzi ko. E la Puglia di Vendola affonda
| PUGLIA KO: IN 3 ANNI BRUCIATI 65MILA POSTI DI LAVORO/ La notizia e che nella Regione guidata da Nichi Vendola il ricorso alla cig va diminuendo. Solo che non è una bella news. La crisi dura ormai talmente da tanto tempo che a molte aziende non è più consentito accedere agli ammortizzatori sociali. E con l'esaurirsi dell'intervento pubblico, aumenta la disoccupazione: nel primo trimestre del 2011, ha raggiunto il 13,8% con 65mila posti di lavoro bruciati negli ultimi 3 anni. È quanto emerge dall'Osservatorio sulla cassa integrazione gestito dalla Cgil che rielabora i dati Inps. Da gennaio a luglio, infatti, sono quasi 12mila i lavoratori in cassa integrazione ordinaria (quella che si concede per un anno), di cui 6mila a zero ore; 16mila quelli in cassa integrazione straordinaria (concessa per due anni e per ristrutturazione), 8mila a zero ore; 20mila in cassa integrazione in deroga (per casi specifici), 10mila a zero ore. Nel mirino della crisi sono finiti i settori della meccanica, del commercio, del tessile, dell'arredamento e del legno. CGIL ALL'ATTACCO: SOLDI REGIONALI SOLO AI CALL CENTER/ "Il contributo della dote occupazionale previsto dal piano per l'occupazione regionale è andato per il 90% ai call center: su 1.400 assunzioni più di mille sono nei call center. Ma possiamo pensare davvero che i call center siano il futuro per lo sviluppo della Puglia?". Lo sottolinea il segretario della Cgil Puglia, Gianni Forte, secondo il quale "i call center oggi aprono e domani chiudono: lo abbiamo visto - ha precisato - anche con quelli più grandi che abbiamo in Puglia. Si spostano dove trovano condizioni di convenienza dal punto di vista salariale e normativo". "Questa è la prospettiva - si chiede infine Forte - o dobbiamo pensare invece a quei settori che possono attecchire sul territorio, che valorizzano le risorse, che possono inserirsi in una filiera?". |
Con un fatturato nel 2010 di 518,6 milioni di euro, Natuzzi è il più grande produttore italiano nel settore dell'arredamento ed è leader mondiale nel settore dei divani in pelle, ma è in crisi ormai da tempo: l'ultimo dato ufficiale, a fine marzo del 2011, indica una perdita di 3 milioni in tre mesi.
E ' quello della Cig "lo strumento da perseguire" secondo quanto ha sottolineato la stessa azienda al termine dell'incontro, che si è svolto nella sede della Confindustria di Bari, con le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali per la presentazione di un piano di gestione della cassa integrazione presso le fabbriche e gli uffici italiani del gruppo.
"Nonostante l'incertezza dei mercati e la perdurante crisi strutturale del manifatturiero italiano - continua il comunicato - Natuzzi crede nell'opportunità di far leva sul made in Italy, anche in considerazione delle possibilità di sviluppo nei mercati emergenti. Il gruppo investe da anni nell'apertura di negozi e gallerie a marca Natuzzi in tutto il mondo, nella ricerca e innovazione di prodotto, nella promozione del brand".
Durante tale periodo di cassa integrazione "sarà realizzato un piano d'intervento che punti al continuo recupero della competitività, al progressivo incremento di efficienza aziendale e al miglioramento del servizio al cliente. Gli interventi pianificati ci consentiranno di avere effetti positivi sulla domanda delle nostre produzioni made in Italy, facendo diminuire ulteriormente il numero dei collaboratori in esubero".

Pasquale Natuzzi
"Continueremo ad investire, come non abbiamo mai smesso di fare in questi anni - ha dichiarato Fernando Rizzo, direttore Risorse Umane del Gruppo Natuzzi - in innovazione di processo e di prodotto, in formazione e qualità per dimostrare che è ancora possibile essere competitivi producendo e commercializzando i nostri prodotti nel pieno rispetto di contratti, norme e leggi. Sentiamo molto forte la responsabilità sociale nei confronti del nostro territorio e di tutti i nostri collaboratori ed è questa una delle principali motivazioni che alimenta i nostri sforzi e i nostri piani".
"Siamo consapevoli delle difficoltà che ci attendono: le attuali condizioni di mercato e gli scenari macroeconomici mondiali, caratterizzati da crescenti livelli d'incertezza, non consentono previsioni se non a brevissimo termine. Il percorso intrapreso - ha continuato Rizzo - è difficile ma riteniamo che anche grazie al senso di responsabilità di tutte le parti coinvolte possa essere realizzato".
L'appuntamento ora è per il 7 settembre al ministero dello Sviluppo economico. Le Regioni Puglia e Basilicata sono disponibili a finanziare l'intesa con 40 milioni (da dividere in parti uguali), ma il nodo da sciogliere è la quota di altri 40 milioni che spetta al ministero. "Oltre a reperire i finanziamenti — afferma Silvano Penna, segretario generale della Fillea Cgil di Bari— c'è da effettuare un'opera di attrazione delle iniziative imprenditoriali che mettano al riparo l'economia murgiana. Perché il fenomeno delle aziende cinesi, soprattutto sul versante lucano, si sta espandendo a macchia d'olio". La presenza di ditte terziste nella zona industriale di Matera è infatti oramai una realtà.



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