Mutui/ L'onda lunga dello spread si abbatte sui mutui degli italiani
Dello spread tra Btp e Bund (ossia il sovra rendimento che i titoli di stato italiani debbono offrire rispetto ai titoli di pari durata tedeschi per trovare investitori pronti ad acquistarli) gli italiani sanno ormai quasi tutto. Ma non sanno, forse, che ai livelli attuali (ieri lo spread ha chiuso a quota 399, stamattina sale a quota 414) a rischiare non sono solo le finanza pubbliche e le banche (il merito di credito di molte delle quali viene in questi giorni rivisto al ribasso) ma anche imprese e famiglie attraverso un rincaro dei tassi applicati su prestiti e finanziamenti a lungo termine.
Secondo gli ultimi dati diffusi dall'Abi, i tassi finali applicati ai nuovi mutui sono infatti saliti dal 3,16% di giugno, al 3,22% di luglio, fino al 3,5% in agosto: uno 0,34% che può sembrare poco ma rappresenta un incremento del 10,76% in soli tre mesi, nonostante i tassi di riferimento (Irs per i mutui a tasso fisso, Euribor per i mutui a tasso variabile), ai quali le banche aggiungono ulteriori spread, non hanno mostrato un incremento analogo, anzi: l'Irs a 20 anni è addirittura sceso, dal 3,77% di giugno al 2,81% (96 punti base in meno, pari ad un calo del 25,46%), mentre l'Euribor a tre mesi è oscillato dall'1,49% all'1,54% (5 punti base in più, pari ad un incremento del 3,36%).
Insomma, i mutui sono rincarati ben più di quanto non siano aumentati i costi per le banche ed i mutui a tasso fisso più di tutti, perché? Anzitutto perché sta costantemente crescendo la domanda di questi prodotti (che rappresentavano il 19% di tutti i nuovi contratti a luglio mentre a fine agosto erano saliti al 24%), poi perché le attese sono per un graduale aumento dei tassi in futuro (che la crisi economica in parte rinvia nel tempo, ma che la crisi del debito sovrano torna a far crescere per gli emittenti italiani).
Più di tutti sembra però aver inciso un ulteriore e forse meno evidente elemento: l'aumento del costo della raccolta per le banche italiane, anche in questo caso legato alla percezione di maggiore rischiosità che i mercati hanno degli istituti tricolori (ma non solo di loro, lo stesso fenomeno si sta verificando nei confronti delle maggiori banche francesi e tedesche, per non dire di quelle spagnole). Percezione che va di pari passo col crescere dello spread tra Btp-Bund e del Cds (Credit default swap, il costo per assicurarsi contro il rischio di un fallimento dell'emittente) della Repubblica Italiana, volato ieri a quota 515 punti base, ben superiore non solo ai 185 punti base del Cds della Francia o ai 94 punti base del Cds della Germania, ma anche ai 410 punti base del Cds della Spagna.



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