Mps/ Due miliardi di dividendi in cinque anni
Riflettori puntati su Mps anche stamane, dopo l’approvazione del nuovo piano industriale al 2015 e di due aumenti di capitale per un massimo di 2,47 miliardi di euro, per riacquistare non solo gli 1,9 miliardi di Tremondi bond ma anche i 471 milioni di titoli “fresh” e rafforzare gli indici patrimoniali (il common equity ratio, pari all’8,1% a fine 2010, dovrebbe salire all’8,6% nel 2013 e al 9,3% a fine 2015, mentre il solo riacquisto dei titoli “fresh” in caso di adesione integrale all’offerta genererebbe una plusvalenza e un conseguente incremento del Core Tier 1 di 16-18 punti base).
Positiva la reazione del mercato, col titolo dell’istituto senese che alla chiusura delle contrattazioni guadagna l'1,80% e operatori che parlano di apprezzamento per la rimozione dell’incertezza sui tempi e le dimensioni della ricapitalizzazione e per la dimostrata volontà di prepararsi per tempo all’entrata in vigore dei nuovi criteri di Basilea III, che il presidente Giuseppe Mussari auspica possa portare ad un “miglioramento del rating” (ma per ora Standard & Poor’s ha confermato il proprio “A/A-2” con outlook stabile) e che viene sottolineata anche dal direttore generale dell’istituto, Antonio Vigni, durante la presentazione alla comunità finanziaria del nuovo piano industriale.
Dopo il rafforzamento realizzato nell’ultimo triennio Mps ha una “copertura dei rischi superiore alla media di mercato” ha spiegato Vigni (secondo stime di Mps la copertura media dei crediti deteriorati in Italia sarebbe pari al 33,9%, contro il 41,8% della banca toscana), aggiungendo: “Solo nell’ultimo anno gli impieghi garantiti sono cresciuti dal 57% al 68%, quelli relativi agli immobili sono aumentati a loro volta dal 42% al 47%”.
Quanto agli obiettivi industriali del piano, incentrato su quattro linee guida (rafforzamento delle quote di mercato nei principali business oltre che per Axa-Mps e Mps Capital Services, maggiore efficienza della struttura, miglioramento della qualità del patrimonio, presidio della qualità degli attivi e riduzione del costo del rischio), Mps punta al pieno ritorno alla redditività con ricavi totali visti in crescita del 6,2% annuo e la generazione di circa 580 milioni di euro dal solo sviluppo e riallineamento della redditività delle reti.
“Abbiamo ancora molto spazio per migliorare la nostra redditività, agendo attraverso una serie di progetti specifici” ha ricordato al riguardo Vigni, mentre da una slide proiettata si notava come nell’arco del piano la banca conta di tagliare il proprio organico a circa 29.000 unità, l’8% circa in meno dalle attuali 31.500. Parallelamente si digitalizzerà quanto più possibile la vita di filiale attraverso il progetto Paschi Face.
“L’operatore avrà a portata di mano tutta la normativa, che consiste sia nelle capacità informative della banca, sia in regolamentazioni esterne, tipo le Mifid”, ha concluso Vigni secondo cui per “riuscire ad accrescere il tempo medio che destiniamo ai nostri clienti è indispensabile riuscire a ridurre i tempi della burocrazia”. Meno burocrazia e organici più snelli porteranno anche ad un calo mediamente dell’1% annuo delle spese amministrative, pari ad una riduzione di 466 milioni di euro dei costi nell’arco del periodo coperto dal piano industriale.
A quel punto il rapporto costi/ricavi potrà calare al 51% nel 2013 ed al 44% nel 2015 (dal 62% di fine 2010), mentre l’utile netto dovrebbe superare i 2,1 miliardi a fine 2013 e i 3 miliardi nel 2015. Numeri che si basano su previsioni di crescita del Pil all’1,8% per il 2015, accompagnata dalla ripresa del mercato immobiliare, del ciclo d’investimenti e delle esportazioni e su un parallelo aumento graduale dei tassi della Bce per arrivare, a fine 2015, ad un tasso del 3,5% “in presenza di un’inflazione comunque entro gli obiettivi”. Se queste ipotesi fossero confermate dai fatti vorrebbe dire per la banca poter far crescere la remunerazione degli azionisti con un flusso di dividendi superiori ai 2 miliardi nel periodo 2011-2015 e un sostegno alla ripresa economica italiana che si tradurrebbe in 37 miliardi di euro di nuovi crediti nel prossimo quinquennio.
Luca Spoldi



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