Fashion doc/ Dall'Asia il cashmere dei contadini, Brunello Cucinelli veste i ricchi
![]() Brunello Cucinelli con i contadini in Mongolia |
Brunello Cucinelli, il Re del cashmere amante e, al tempo stesso, ispirato (a 360°) dalla filosofia, l'imprenditore che nel 1978, dopo aver frequentato due anni di corso alla facoltà di ingegneria, ha deciso di buttarsi nel business dei "tessuti pregiati che non si gettano mai via", è così. La dignità dell'uomo, infatti, viene prima di tutto. Va ricercata in primis.
Soprattutto sul luogo di lavoro, perché non vuole più vedere negli occhi di un uomo la frustrazione dell'umiliazione. Quell'umiliazione che, a 15 anni, appena trasferitosi dalla campagna in città, durante gli anni del boom economico, aveva visto negli occhi di suo padre, quando il genitore, ex contadino entrato in fabbrica come operaio che
| Dalla Mongolia con amore.../ Il cashmere è una fibra tessile pregiata formata con il pelo della capra hircus. Il tessuto è morbido, setoso e vellutato, dà una sensazione calda e soffice. Il suo nome viene dal Kashmir, provincia dell'India, da dove si è iniziato a esportare verso l'Europa sin dall'inizio del XIX secolo. La parte più sottile e fine è la peluria del sottomantello che è chiamata duvet. Ed è lo strato inferiore soffice e lanoso. La parte più grossa con peli rigidi e ruvidi, invece, proviene del mantello esterno che è chiamata giarre. Per raccoglierlo si esegue una pettinatura manuale del mantello durante la stagione della muta che avviene in primavera. Oggi i Paesi fornitori più importanti sono: Cina, Iran, Mongolia, Tibet, e Afghanistan. |
In un piccolo borgo medievale (1300) a Solomeo (Perugia) in Umbria, dove ha ristrutturato la chiesa e costruito un teatro, Cucinelli ha insediato il suo quartier generale. Un luogo, quasi eterno, voluto e cercato per "rendere il lavoro dei suoi dipendenti più piacevole". Anche perché mette nelle condizioni le sue "500 umane risorse" di esprimere, "ognuno a modo suo, il proprio genio", durante una giornata in cui "la pausa pranzo è sacra". Pausa che viene consumata, in "una grande sala. Tutti assieme", gustando la cucina fresca attenta ai sapori di una volta. Perché, oltre a "fare bene allo spirito", gli ricorda anche quand'era "bambino e viveva in campagnia assieme ai suoi genitori e a un'altra famiglia (27 in tutto), un un'atmosfera gioiosa".
La sua ricetta vincente che, materialmente, si è concretizzata nei capi in cashmere, esaltando i preziosi tessuti per donna con "la genialità dei colori dei Benetton", sta tutta in questa sensibilità e apertura verso il prossimo. Caratteristiche che sono diventate una vera e propria filosofia aziendale e che gli hanno permesso di comprendere che, mettendo al centro l'uomo in tutti i suoi bisogni e desideri, dai propri lavoratori fino ad arrivare ai clienti finali, un imprenditore può raggiungere con successo tutti i propri obiettivi.
E ora? Mentre cerca di "ingrandire la sua azienda per arrivare a 1000 dipendenti", scrive libri (l'ultimo, distribuito in occasione della recente apertura del suo showroom a Roma, s'intitola Colloquio ideale tra Barack Obama e Marco Aurelio sui grandi temi dell'uomo) e segue da vicino le sorti del primo presidente nero della storia degli Stati Uniti ("una luce"). Perché "il suo destino e la sua viva testimonianza" hanno suscitato in lui "una forte emozione ed un'ammirazione" che fino ad oggi aveva "provato soltanto dinanzi alla grande figura del suo maestro di vita Marco Aurelio".
L'INTERVISTA
Dai banchi della facoltà di ingegneria al cashmere. Ambiti completamente diversi. Come mai?
"Beh, all'università ho dato solamente un esame. Fino a 15 anni ho vissuto in campagna, un'infanzia bellissima. Con i miei genitori che facevano i contadini e che non ho mai visto litigare. Vivevamo assieme a un'altra famiglia: 27 in tutto. Stavo sempre in mezzo alla gente".
E poi?
"A 15 anni sono andato ad abitare in città, perché il mio babbo, come tutti, poi, durante gli anni '60, ha abbandonato la campagna. Dai 15 ai 25 anni, però, in sostanza, non ho fatto niente: ho frequentato prima l'istituto per geometri, ma erano gli anni del sei politico per iscrivermi successivamente ad ingegneria dove in due anni di corso ho dato solo geometria. Insomma, ho fatto la bella vita. Ma c'è una cosa che, in quegli anni, in me ha lasciato un segno profondo".



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