Portare i Ministeri al Nord? Prima sfrattare gli inquilini

Sabato, 25 giugno 2011 - 13:00:00

Di Giovanni Esposito

Dai palazzi romani alle praterie di Pontida, i vostri (perché io non mi sento rappresentato) politici hanno deciso, rinnegato, rinegoziato, contestato e poi di nuovo rinnegato, per decidere sul nulla, ossia l'eventuale trasloco della sede dei Ministeri. Cosa possa mai cambiare per noi poveri sudditi, dove si trovi un ministero, non è dato saperlo.
D'altra parte risulta veramente difficile immaginare che una sgangherata macchina pubblica possa migliorare, per il solo fatto che si trasferisca …
 
Mentre richiamavo alla mia memoria queste vicende, pensavo al Ministero delle Finanze ed al sig. Fisco.
Un disorganico e contradditorio impianto normativo nel quale convivono:  il sistema di tassazione delle persone fisiche basato, teoricamente, su cinque aliquote progressive Irpef;  teoricamente, perché vi sono tante di quelle detrazioni e deduzioni, variabili nella percentuale (19%, 20%, 36%, 41% e 55%), nel numero di anni (da 1 a 10) e nell'importo (molte in funzione del reddito), che il principio Costituzionale della <<capacità contributiva>> viene messo a dura prova; le addizionali regionali e comunali con le relative maggiorazioni ed esenzioni; l'Irap che, in quanto unanimemente riconosciuta la più sventurata delle imposte, è stranamente sopravvissuta a tutti gli schieramenti governativi; l'Irap, in merito alla quale, lo stesso legislatore non sa chi siano i lavoratori autonomi obbligati a pagarla e quali quelli esentati;  i cosiddetti regimi semplificati (per chi?) ad imposta sostitutiva (come i minimi per le imprese e la cedolare secca per le locazioni) che hanno scardinato ogni principio di progressione e di equità fiscale; una determinazione del reddito d'impresa talmente farraginoso, che le dichiarazioni fiscali hanno un numero di righi/colonne superiore ai nominativi dei vecchi elenchi telefonici; una giungla di adempimenti il cui nome fa rabbrividire il più fedele dei contribuenti: spesometro, redditometro, black list, intrastat, studi di settore, parametri, società di comodo, dichiarazioni d'intento, ecc; un sistema di controlli il cui scopo non è quello sacrosanto di scovare gli evasori, bensì quello di recuperare gettito; e cosi proseguendo fra contraddizioni, sovrapposizioni, iniquità e follie interpretative.

Spostare qualche ufficio del Ministero migliorerebbe una sola di queste criticità?! Se per mia sfortuna non amassi l'Italia, dovrei consigliare agli imprenditori di chiudere bottega e spostarsi all'estero. Con questo scenario, se una classe politica (quindi maggioranza ed opposizione) dissipa il tempo a discutere dove impiantare una sede di rappresentanza (di cosa?) del Ministero delle Finanze, significa una solo cosa: l'attuale arco costituzionale è inadeguato alle sfide dell'Italia. Più che traslocare sedi Istituzionali, dovremmo sfrattarne, a calci nel sedere, gli inquilini dei piani alti.

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