Mercati/ Dubai, il governo: debito non garantito. Borse in attesa di rassicurazioni da WS
Le borse europee (Ftse Mib -1,25%) faticano a lasciarsi alle spalle la vicenda di Dubai World, la compaggnia finanziaria del Dubai (uno dei sette emirati riuniti negli Emirati Arabi Uniti) che negli scorsi giorni ha congelato il pagamento del proprio debito, attualmente pari a 59 miliardi di dollari, fino al prossimo 30 maggio, ottenendo l'appoggio della banca centrale degli Emirati Arabi Uniti ma registrando anche la presa di distanza da parte del governo, che ha ricordato di non aver offerto garanzia esplicita al debito della holding ma solo di averne finanziato i progetti.
In realtà il caso Dubai appare oggi meno problematico di quanto non apparisse venerdì, portando i più ad escludere un "rischio contagio" in grado di far ripiombare i mercati nell'incertezza. Tuttavia a fronte di un'esposizione che sembra essere contenuta in "soli" 9,9 miliardi di dollari per quel che riguarda le banche americane (Citigroup in particolare dovrebbe essere esposta per 5,9 miliardi e Jp Morgan & Chase per 2,5 miliardi),le banche europee, inglesi in particolare, paiono presentare un'esposizione più elevata, fino anche a nove volte circa quelle delle loro concorrenti statunitensi.
Per voltare pagina alle borse del Vecchio Continente servono dunque nuovi stimoli, che potrebbero venire tanto dai dati definitivi delle vendite del "black Friday" americano: i primi dati sono sembrati discreti, in particolare per catene a buon mercato come Wal-Mart o Best Buys e per i siti di e-commerce come Amazon (che infatti guadagna oggi oltre un punto nonostante la sostanziale immobilità degli indici di Wall Street), che paiono aver mediamente registrato un nuovo record storico di 595 milioni di dollari di compravendite, l'11% in più rispetto ai 534 milioni dello scorso anno (che avevano invece rappresentato un passaggio a vuoto rispetto ai 532 milioni del 2007).
Molto meno pimpanti sembrano per ora i dati complessivi: secondo le prime stime le vendite al dettaglio nelle catene distributive Usa sarebbero risultate pari a circa 10,66 miliardi venerdì scorso, solo lo 0,5% in più rispetto all'anno passato. Consumatori dunque sempre più accorti, pronti a fare code fin dalle cinque del mattino (come è puntualmente capitato anche quest'anno alla sede newyorkese di Macy's) ma solo per accaparrarsi quelle poche centinaia di articoli messi in vendita a prezzi super scontati, dai televisori a schermo piatto agli ultimi laptop di Hewlett-Packad.
A questo punto per capire quanto spazio potrà esservi per il tradizionale "rally di fine anno" occorrerà leggere i numerosi dati macroeconomici attesi nel corso della settimana, dagli indici sull'attività economica (domani è atteso l'Ism di novembre del settore manifatturiero, giovedì quello per il settore non manifatturiero) alle immatricolazioni d'auto (sempre domani), fino all'importante dato della creazione o distruzione di posti di lavoro nel mese appena concluso ("non farm payrolls"), che venerdì dovrebbe vedere un saldo negativo di 100 mila unità dopo i 190 mila posti bruciati a ottobre. Un dato migliore ridarebbe fiato agli ottimisti, un numero sensibilmente superiore a tale soglia rischierebbe quasi certamente di rimandare all'anno venturo ogni proposito di ulteriore ripresa dei listini.
Intanto, la società di costruzione Nakheel, parte della galassia Dubai World, ha chiesto la sospensione dalle quotazioni in borsa di tutti i suoi bond inslamici, alla ripresa dell'attivita' della piazza finanziaria locale. La richiesta, si legge in una nota, e' stata avanzata ''fino a quando la societa' sara' nella posizione di dare una piena informazione al mercato''.



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