Mercati/ L'Economist plaude a Trichet
Di Giuseppe Morello
L'inflazione ha ripreso a galoppare negli Usa come in Europa, ma le risposte che le banche centrali dei due continenti (Fed e Bce) sono diverse. Chi ha ragione? Se lo chiede l'ultimo numero dell'Economist in un articolo intitolato come una celebre commedia di Oscar Wilde ("The importance of being earnest", più o meno in questo contesto: "L'importanza di essere scrupolosi", pag. 18).
La crescita dell'inflazione - dice il giornale inglese - suggerisce un innalzamento dei tassi di interesse, come la Bce si appresta a fare nelle prossime ore. Ma è anche vero che la crisi finanziaria e immobiliare fa temere una recessione pesante, e questo spiega l'immobilismo della Fed o addirittura il suo sforzo recente di iniettare liquidità nel sistema. "Chi sta vedendo giusto?" si chiede il settimanale inglese.
È vero che l'inflazione è dovuta soprattutto alla crescita dei prezzi di energia e cibo e che quindi sembra un'inflazione indiretta e temporanea, visto che gli altri prezzi per ora paiono sotto controllo. Ma anche ammesso che i prezzi delle materia prime si stabilizzino, essi comunque avranno un effetto a cascata sulla dinamica dei prezzi degli altri prodotti dei singoli paesi (la frutta costa di più perché il carburante per trasportarla costa di più).
Vero è che il rallentamento delle economie Usa e Ue smorzerà questo effetto, minimizza l'Economist, che per altro esclude somiglianze con la crisi degli anni '70 per la radicale diversità di contesto. Oggi abbiamo "prodotti più competitivi e mercato del lavoro più flessibile", ma soprattutto siamo di fronte a un'inflazione che ha il suo epicentro nei paesi in via di sviluppo, non a causa della scarsità di risorse ma a causa della "incessante crescita della domanda di energia da paesi come la Cina".



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