Mediobanca, Bollorè: "Non esco dal patto"
Al via il consiglio di amministrazione di Mediobanca, prima occasione di incontro tra i membri del board dopo il blitz che, con i manager di piazzetta Cuccia in cabina di regia, ha portato Cesare Geronzi alle dimissioni dalla presidenza della partecipata Generali. Si tratta ufficialmente di un incontro di routine, con al centro l'operativita' della banca e che era in agenda da tempo, ma sara' certamente l'occasione per un primo confronto tra i consiglieri a cominciare da quelli che, secondo indiscrezioni, non sarebbero stati d'accordo con l'uscita di Geronzi. Presenti, tra gli altri, i consiglieri esteri Vincent Bollore' e Tarak Ben Ammar, i vicepresidenti Marco Tronchetti Provera e Dieter Rampl, la figlia del premier Marina Berlusconi e il numero uno di Mediolanum Ennio Doris. Prima del cda si e' riunito il comitato esecutivo. 
Vincent Bollorè
Il patto di sindacato che vincola il 44,34% del capitale, vale a dire tutti i maggiori soci dell'istituto, scade il 31 dicembre di quest'anno e a settembre e' fissato il termine per eventuali disdette; l'assemblea di ottobre dovra' inoltre procedere al rinnovo del vertice dell'istituto. Se fino a pochi mesi fa sembrava scontata una conferma pressoche' immutata, le tensioni sul Leone e il nuovo corso di Unicredit, primo azionista di Mediobanca con l'8,66%, sembrano aprire nuovi scenari tanto che proprio Unicredit, attraverso il presidente Dieter Rampl, ha chiesto esplicitamente una revisione dell'intesa.
In particolare, sta filtrando l'idea di ridurre la rosa degli azionisti nel patto per alleggerire la governance e l'accordo stesso: una posizione che incontrerebbe il favore del management e che meglio si adatterebbe anche al business di piazzetta Cuccia ormai mutato anche a livello internazionale. L'uscita dal patto dei soci esteri capitanati da Vincent Bollore' appare a oggi poco probabile, tanto piu' dopo la conferma alla vicepresidenza di Generali del finanziere bretone che detiene da solo, attraverso la Financiere du Perguet, circa il 5% di Mediobanca con la possibilita' di salire fino al 6% in base ad accordi approvati a settembre 2010. Potrebbero essere invece alcuni dei soci privati o le banche estere a svincolare le proprie quote. Il patto di sindacato - si legge nel testo dell'accordo - ha la finalita' di "assicurare la stabilita' dell'assetto azionario di Mediobanca, nonche' la rappresentativita' degli organi di gestione, a salvaguardia dell'unitarieta' di indirizzo gestionale dell'istituto". Al suo interno i soci sono suddivisi in tre gruppi. Del gruppo A fanno parte le banche, con il 15% del capitale sociale dell'istituto pari al 35% circa delle quote vincolate; il gruppo B racchiude i soci privati, con il 19% dell'intero capitale e il 43% del patto. Gli investitori esteri, con il 10% del capitale o il 22,5% delle azioni dell'accordo, sono nel gruppo C.
E Vincent Bollore' fa sapere che non uscira' dal patto di Mediobanca, in scadenza alla fine di quest'anno: "naturalmente no", ha detto. "E' un investimento di lungo termine", ha aggiunto. Bollore' detiene nel patto, il 5% del capitale, con la possibilita' di salire al 6%. Il finanziere francese ha poi assicurato che rimarra' in Mediobanca "almeno fino al 2022", anno in cui si ritirera' dal suo gruppo. "Siamo un gruppo familiare - ha sottolineato il finanziere - siamo uno dei piu' importanti in Europa, esistiamo da 190 anni e io rappresento la sesta generazione. La nostra strategia e' avere investimenti molto a lungo termine". Bollore' ha spiegato che "avere 500 o 700 milioni di investimenti in Italia" e', a suo dire, "molto intelligente". "Amo questo Paese - ha ricordato - per il cibo e per la musica, ma anche per l'industria e la finanza. Mediobanca per me e' molto stabile e ben gestita e naturalmente non abbiamo alcuna ragione per uscirne. Abbiamo invece tutte le ragioni - ha ribadito - per rimanere per molti e molti anni". Bollore' ha poi spiegato che, una volta uscito dal suo gruppo familiare a febbraio 2022 saranno i suoi figli, cui lascera' il posto di comando, a decidere del futuro della quota in piazzetta Cuccia: "Ma fino al 17 febbraio 2022 saremo qua", ha concluso.
"Non ho idea di alcun cambiamento tra i soci francesi in Mediobanca": ha poi detto il capofila dei soci esteri nell'istituto in merito a possibili evoluzioni nel patto di sindacato che vincola il 45% circa del capitale e, in particolare, sulla possibilita' che siano i soci d'Oltralpe, raggruppati nel gruppo C dell'accordo di sindacato, a svincolare le proprie quote.
Quanto a Generali, Bollore' è "molto ottimista" sul futuro. "Sono molto ottimista - ha spiegato parlando, in particolare, del cambio alla presidenza - conosco bene Gabriele Galateri da tempo perche' e' stato presidente di Mediobanca. E' un ragazzo simpatico e molto chiaro, ha una lunga carriera alle spalle e sono molto ottimista sul futuro". Analizzando quanto accaduto con l'addio di Cesare Geronzi alla presidenza di Mediobanca, Bollore' ha rilevato che "la forza dell'Italia" e' "la sua capacita' di dirsi le cose anche quando non sono piacevoli e subito trovare l'unita'". Questo, secondo il finanziere bretone, "e' quello che e' successo in Generali". "Penso - ha sottolineato - che siano state dette delle cose che vanno nella giusta direzione perche' permettono di far progredire la compagnia, poi tutti sono riusciti a mettere da parte le questioni personali per costruire insieme qualcosa. E' quello che io apprezzo molto dell'Italia perche' i francesi - ha rilevato - come gli antichi Galli sono sempre divisi. Gli italiani, invece, riescono sempre a unirsi per costruire qualcosa di piu'".



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