Il male del Sole 24 Ore? La quotazione. Lettera
Il gruppo Sole 24 Ore vive da ormai due anni un momento assai difficile. Credo che noi per primi giornalisti-dipendenti, nonché azionisti (pur piccoli) ne siamo consapevoli. Le forti perdite (53 milioni) del 2009 e un 2010 che chiuderà ancora in rosso sono segnali più che preoccupanti. Ma è sulla terapia proposta che molti interrogativi vanno posti. Perché senza una diagnosi seria, oggettiva, disincantata sui mali del gruppo, la terapia rischia di essere semplicistica. Provo a fare due conti a spanne per spiegare ciò che intendo dire.
Se non ho capito male l’azienda chiede (non solo a noi come area di business, immagino) un taglio netto del costo del lavoro almeno del 10%, se non del 15%. So che a Radio24 hanno chiesto un taglio di 800mila euro su 5,5 milioni di costo del lavoro. Come vedete siamo in linea con quanto richiesto a noi (7 milioni su un monte salari dei 266 giornalisti che si può stimare in circa 40 milioni di euro e che chiede quindi un taglio vicino al 15%). Proviamo ad applicare questa logica, cioè un taglio del 10-15% sul costo del lavoro complessivo di tutto il gruppo e avremo come risultato un risparmio, su 180 milioni effettivi (il costo a fine 2009 è di 203 milioni ma include 20 milioni di oneri di prepensionamento), oscillante tra 18 e 24 milioni di risparmio annuo. Moltiplicate per tre anni ed ecco il monte-risparmio complessivo tra 54 milioni e 72 milioni.
Ebbene cosa serve all’azienda per tornare a realizzare 50 milioni di margine lordo positivi che è il livello toccato nel 2008 pre-crisi? Con il mol a settembre 2010 negativo per 7,8 milioni ecco che senza fare nulla per aumentare i ricavi si ottiene più o meno quel risultato. Per essere chiari gli obiettivi di risanamento dei conti secondo il “nebuloso” piano industriale appena presentato sono pressochè tutti affidati al solo taglio del costo del lavoro. E’ l’azienda che dice di di arrivare al 2013 stabilizzando i ricavi che vuol dire che ci si è arresi. Non si prefigura alcun aumento del fatturato.
Mi spiace ma un piano così è sconsolante per chi lavora qui da quasi vent’anni. Nessuno nega la crisi ma ci sono ragioni strutturali che l’hanno aggravata e riguardano solo la nostra azienda. Al contrario di altri gruppi editoriali, che ricordo, vedono già oggi il mol in territorio positivo e in forte progresso: Rcs ha un margine lordo salito da fine 2009 a settembre 2010 a ben +120 milioni da + 30 milioni e qualcosa; L’Espresso va ancora meglio. Cosa rende la situazione più problematica per noi che non per altri?
Una serie di errori strategici e manageriali compiuti nell’ultimo decennio. Dall’idea che diversificando si potesse aumentare a dismisura il valore. E’ avvenuto l’esatto contrario. Vorrei ricordare che il quotidiano perde dall’inizio del 2009; prima ha prodotto per decenni profitti per il gruppo. Un gruppo che ha acquisito business assai impegnativi (La Radio, buon prodotto ma che solo di ammortamenti costerà in vent’anni 100 milioni di euro e che finora in 11 anni ha solo prodotto perdite) o che possiede nel proprio portafoglio business strutturalmente in perdita (penso a Radiocor) e ora alla divisione Business Media srl che a ottobre del 2009 presentava ricavi per 32 milioni in discesa dai 41 milioni di 12 mesi prima e una perdita operativa di 4,3 milioni. Altro che, in termini relativi, le perdite del quotidiano degli ultimi due anni!!



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