Ripresa/ Cassandre in silenzio, ma il mattone Usa preoccupa
di Andrea Deugeni
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In Europa
, a quanto pare (dati sul Pil e bollettino mensile della Bce), è arrivata la ripresa. Ma dagli Stati Uniti continuano ad emergere segnali di crisi dal mercato immobiliare. Quello maledetto, quello in cui la crisi dei mutui subprime, nel corso del 2007 e del 2008, è esplosa in tutta la sua potenza, azzoppando l'intera economia a stelle e strisce. E, attraverso il potente detonatore dei mercati finanziari, quella mondiale.Nel mese di luglio i pignoramenti in Usa hanno toccato il quinto massimo storico consecutivo, colpendo un mutuatario su 355. Si tratta di un rialzo del 7% rispetto a giugno e del 32% rispetto al luglio 2008. Gli Stati più interessati dal fenomeno sono quelli della cosiddetta Sun Belt ovvero California, Florida, Arizona e Nevada, che da soli hanno contato per il 57% del totale. Proprio quegli Stati dove la gente è accampata nelle tendopoli ormai da quasi sei mesi. E la situazione continua a peggiorare.
Tant'è che da qualche giorno, in mezzo a un ottimismo forse eccessivo in America, anche per le parole del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke che ha fatto sapere che "l'economia Usa si sta stabilizzando", c'è qualcuno come l'economista Nouriel Roubini, uno dei pochi che già nel 2004 fa predisse lo scoppio della crisi più grande del dopoguerra (tanto che a Wall Street ironicamente lo chiamano il dottor Morte), mette in guardia gli operatori dal rischio di una double dip recession. Una ricaduta in rosso, cioè, dell'economia nella seconda metà del 2010.
Nel commentare il +0,3% del Pil nel secondo trimestre di Germania e Francia (dato, tra l'altro, ottenuto solo grazie a saldi netti delle bilance commerciali: nel caso di Berlino calo dell'import più forte di quello dell'export) il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizo Gasparri ha sottolineato che "gli indicatori economici diffusi oggi smentiscono le cassandre che sembrano tifare per la crisi". Anche alla luce delle notizie che arrivano dal mercato immobiliare degli States, Paese oltretutto alle prese con una disoccupazione in crescita (che potrebbero minarne le potenzialità di crescita), forse bisognerebbe essere più cauti: non cassandre e pessimisti, certo, ma realisti sì. Quando il turco Roubini, per primo, iniziò a parlare di futura crisi finanziaria fu deriso...



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