Energia/Iride stipula fusione con Enia, riacquista quota Veolia in Mediterranea delle Acque
Settore dei servizi di pubblica utilità in movimento: il matrimonio tra Iride ed Enia, da tempo annunciato (le rispettive assemblee lo avevano approvato lo scorso aprile) è stato oggi ufficializzato con la stipula dell’atto di fusione per incorporazione di Enia in Iride, fusione che sarà efficace dal prossimo primo luglio e dalla quale nasce una nuova società, Iren, con sede a Reggio Emilia. Un’operazione che conferma i l trend di consolidamento nel settore in atto da alcuni anni, visto che entrambe le società erano già il risultato di precedenti fusioni, Enia essendo nata dalla fusione tra la Agac di Reggio Emilia, la Amps di Parma e la Tesa di Piacenza avvenuta nel marzo del 2005, mentre Iride è la multiutility sorta dall’aggregazione tra l’Aem Torino e la genovese Amga nel 2006.
Alla data di efficacia della fusione le azioni ordinarie Enia saranno annullate ed in cambio agli azionisti andranno nuove azioni ordinarie Iren nel rapporto di concambio di 4,2 azioni ordinarie Iren, godimento regolare, per ogni azione ordinaria Enia. Il capitale sociale di Iren sarà pertanto costituito da massime 1.181.725.677 azioni ordinarie, valore nominale di 1 euro cadauna pari a massimi euro 1.181.725.677,00, e da 94.500.000 azioni di risparmio anch’esse da 1 euro di valore nominale cadauna.
Intanto sempre Iride ha portato a termine, nell’ambito del piano di concentrazione e sviluppo delle proprie attività idriche, l’acquisizione della partecipazione detenuta in Mediterranea delle Acque dai francesi di Veolia Eau Compagnie Generale Des Eaux (gruppo Veolia Environnement), pari a circa il 17,1% del capitale di Mediterranea delle Acque al prezzo di 3 euro per azione, per un controvalore complessivo di quasi 39,32 milioni di euro. L’operazione segue l’ingresso del fondo infrastrutturale F2i nel costituendo polo dell’acqua di Iride, come preannunciato ieri, attraverso la costituzione di San Giacomo, società cui sono state conferite le partecipazioni di Iride in Mediterranea delle Acque (il 68,3% cui si aggiunge oggi il 17,1% ex-Veolia), Amter (49%) e Idro Tigullio (66,5%).
Da parte sua F2i oltre a fornire i mezzi per riacquistare la partecipazione del gruppo francese in Mediterranea delle acque tramite un aumento del capitale di San Giacomo da 39,5 milioni di euro, si è impegnata a lanciare un’Opa volontaria totalitaria sul residuo 14,6% di Mediterranea delle Acque e a sottoscrivere un secondo aumento di capitale di San Giacomo da 40 milioni di euro al termine del quale F2i deterrà una partecipazione del 24,8% nella holding idrica di Iride (ma è già previsto che possa salire ulteriormente sino al 40%, per un investimento totale di circa 150 milioni di euro).
Iride come soggetto aggregante in grado di sfruttare il previsto incremento della domanda di energia e gli spazi aperti dal Decreto Ronchi nel campo idrico piace agli analisti, che scommettono su ulteriori operazioni negli anni a venire, così da costituire un polo di dimensioni nazionali sfruttando la presenza di F2i per finanziare a costi competitivi i relativi impegni finanziari e per sostenere i successivi investimenti industriali. Anche per questo Iride oggi, a fronte di un calo superiore al 3% degli indici generali del listino, riesce a limitare i danni perdendo meno del 2% sul finire della seduta, imitata da Enia.
Di Luca Spoldi



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